Racconti del partigiano garibaldino Kent
(maggio-novembre 1944)

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Si tratta di un sobrio volumetto artigianale, senza pretese letterarie, "fat in cjase" da Lazzara Fabio, di Paluzza, classe 1928, che ha deciso, nella sua ancora splendida seppure a volte incerta senilità, di mettere in pagina alcuni fatti a lui noti e risalenti ai tragici mesi del 1944 quando la Carnia dapprima diventò la "Libera Repubblica" partigiana e poi fu invasa dalle truppe cosacco-caucasiche, alleate dei nazi-fascisti, qui giunte per disperdere i partigiani e per fondare la Kosakenland in Nord Italien.

L'occasione e lo stimolo giunse a Fabio dalla lettura dell'ultimo libro di Gianni Conedera "Dalla Resistenza a Gladio". Qui Fabio trovò delle novità su vari fatti da lui vissuti in prima persona e sui quali i propri ricordi non sempre collimano con il racconto del Conedera.

Da questo spunto mnemonico, Lazzara si ritrova a trattare ed a raccontare uno dei più dolorosi fatti di guerriglia partigiana accaduti in Carnia: quello relativo alla morte di Aulo Magrini. Lazzara si dilunga nella descrizione dei luoghi dell'agguato alla colonna tedesca, si sofferma sui tempi dell'azione bellica, analizza le posizioni dei vari attori partecipanti, trae le sue conclusioni...

Un altro breve capitoletto riguarda la sua critica ai racconti comparsi sul sito internet "Carnia Libera 1944", dove Lazzara ha trovato ospitalità per trattare alcuni dettagli e contestarli alla radice.

Contesta a fondo poi anche il contenuto delle interviste rilasciate da due partigiani (Emilio D'Agaro "Tempesta" e Ruggero Vidale "Morgan") confutando particolari e dettagli che a suo parere sarebbero pura... fantasia.

L'ultimo capitoletto narra la vicenda dell'attacco partigiano alla caserma della gendarmeria tedesca di Sappada (26.9.1944), nel quale l'autore rivisita la successione degli avvenimenti in maniera rigorosa e puntuale...

Si deve certamente ammirare Fabio Lazzara per la sua caparbia voglia di lasciare traccia scritta della propria esperienza bellica e dei propri ricordi di partigiano sedicenne!
Certamente se Fabio si fosse affidato ad un professionista della comunicazione scritta o ad una casa editrice locale, ne sarebbe uscito un gran bel libro che avrebbe sicuramente aggiunto altre importanti tessere al mai concluso mosaico della lotta partigiana in Carnia.
L'aver voluto invece fare tutto da solo (testi, impaginazione, iconografia, ortografia, tipografia...) ha sicuramente nuociuto alla autorevolezza del testo, che ad una prima lettura può apparire eccessivamente ripetitivo e ridondante, privo di una sua filigrana narrativa sottotraccia e di una veduta d'insieme dei vari accadimenti.

Chi desiderasse questo volumetto, potrà rivolgersi direttamente all'autore che abita a Paluzza.

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