SUTRIO
nel cuore della vita

 

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Due volumi, per complessive 400 pagine, interamente dedicati al dinamico ed efficiente Comune dell'Alto But, che raccolgono un materiale vario ed importantissimo. Ma vediamo con ordine.

Innanzitutto la curatrice, Manuela Quaglia, che ha pazientemente e caparbiamente cercato raccolto ordinato una cospicua mole di documentazione fotografica arricchita da note testimoniali di prima mano ed assolutamente inedite.

Il primo volume (pagine 109) racconta l'infanzia (con le sue precise tappe: nascita, battesimo, asilo, scuola elementare) e la gioventù (usi, costumi, coscrizione). Vediamo più da vicino la sostanza di questo volume:

- Iconografia: non è altro che una significativa parte dell'inedito archivio fotografico di Giuseppe SCHIAVA (Casarsa 1879- Sutrio 1963), appassionato fotografo della prima metà del Novecento (la sua arte fotografica è stata assorbita e affinata oggi dal nipote Giuliano Doriguzzi, fotografo in Tolmezzo), la cui sintetica biografia è stata qui delineata dal figlio Silvano (mitico segretario scolastico degli anni '60 ed egli stesso appassionato di quest'arte visiva). Si tratta di immagini in b/n scelte tra oltre 600 positivi e 700 negativi che costituiscono il "Fondo Schiava" ora passato al Comune di Sutrio. Da queste splendide inedite foto si ricava davvero il clima e la temperie del tempo passato e si gusta quell'atmosfera particolare che caratterizzava i paesi di Carnia nella prima metà del secolo scorso.

- Testi della curatrice: davvero chiari e splendidi quelli che vanno a raccontare "Le nove lune", "Nascere in casa", "Il battesimo", "La gioventù", "Le ragazze", "I coscritti" in ognuno dei quali riemergono ricordi e contorni che parevano per sempre sfumati e dissolti nell'oblio della memoria collettiva e che la Quaglia ha saputo mirabilmente rievocare con precisione e amore per restituirli al sentire comune che ne aveva perso forse ogni traccia.

- Testimonianze: dopo quelle di due suore del vecchio asilo di Sutrio, che rievocano brevemente il tempo passato, risaltano per la loro ampia e profonda disamina, quelle della maestra Miranda Mattia (che ripropone con toni nostalgici la quotidianità nella scuola di Priola-Noiaris, attualmente trasformata in Hotel: potenza dei tempi!) e quella scientificamente redatta dal maestro Gianni Moroldo (che ripercorre con estrema cognizione di causa le difficoltà della scuola pluriclasse di montagna, che egli trovò a Priola-Noiaris).

Si tratta davvero di un bel volume che si legge e si gusta in breve tempo perchè, pur essendo una retrospettiva storica specifica di Sutrio, ha la capacità di assumere una valenza più generale potendo diventare il paradigma di qualsiasi paese di Carnia e questa peculiarità è stata favorita e determinata dai testi a corredo, che hanno davvero la caratteristica di poter essere adattati ad ogni borgo carnico perchè raccontano una storia comune a tutti noi.

Il secondo volume (pagine 298) non si discosta dal primo per quanto riguarda lo schema narrativo che la curatrice contempla in due principali capitoli:

"L'età adulta" (corteggiamento, fidanzamento, corredo, vita coniugale, lavori vari, vita di paese, i divertimenti, le fontane, la fede, le chiese, le ancone votive, le cantorie) e
"La vecchiaia"
(il mondo degli anziani). Vi è da aggiungere che in questo secondo volume confluiscono molti articoli tratti da vecchi numeri del Bollettino Parrocchiale che ben si adattano alle varie tematiche proposte.

Mi sono parsi particolarmente interessanti i contributi relativi al Plovit; alla raccolta delle legna che ha scatenato accese diatribe tra Priola e Sutrio; al mitico volo dal Tenchia di un "pazzo" con aliante artigianale; agli incendi vari che colpirono il paese nel secolo scorso...
Su tutti mi pare di dover segnalare però i testi inediti della curatrice Manuela Quaglia che in queste semplici pagine ha realizzato un grandioso affresco della quotidianità nella Carnia che fu.

Una quotidianità che acquista spessore e realismo sempre attraverso le splendide inedite fotografie dell'Archivio Schiava che raccontano e confermano visivamente ciò che si viene leggendo pagina dopo pagina.

Direi che, al termine della lettura di questo secondo affascinante volume, il titolo mi pare davvero riduttivo in quanto tutto il suo contenuto (testuale e iconografico) è attribuibile all'intera Carnia, all'intero suo mondo in tutti i suoi più reconditi aspetti ed in tutti i suoi particolari significati.
Forse il titolo che meglio avrebbe potuto sintetizzare questa raffinata opera, poteva essere proprio: Sutrio Carnia, semplicemente...

Ringrazio Enza ed Enzo per questo significativo omaggio

 

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