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La Pieve madre di Zuglio
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SAN PIETRO DI CARNIA
La cattedrale di San Pietro è la chiesa “madre” della Carnia; essa domina la valle del But, dalla sommità del colle cui ha dato il nome.
STORIA DI ZUGLIO E DELLA SUA PIEVE
Zuglio è l’antica Julium Carnicum, città romana fondata qualche decina d’anni prima della nascita di Cristo, per proteggere l’importante via che saliva al passo di Monte Croce Carnico.
Non ci sono testimonianze sull’evangelizzazione di Julium Carnicum e del territorio circostante, ma è molto probabile che questa sia avvenuta molto presto: a Zuglio infatti sono stati rinvenuti i resti di due basiliche paleocristiane. La più antica di esse (datata alla seconda metà del IV sec.) ha già un battistero ed è affiancata da un cimitero: si trattava quindi di una pieve e, dunque, se in quest’epoca c’era già una pieve significa che la comunità cristiana della zona era piuttosto numerosa.
Gli storici pensano che Zuglio possa essere stata sede vescovile già verso la fine del IV sec., anche se il primo vescovo di cui conosciamo il nome è Ienuarius, morto nel 490.
Nel V secolo, quando ormai l’impero romano si era sfaldato, gli abitanti di Zuglio, costretti dalle frequenti incursioni barbariche, abbandonarono molto spesso la città, scegliendo come luogo di rifugio la spianata del colle di San Pietro. Qui fu probabilmente eretta un’altra basilica (più piccola delle precedenti, a testimoniare la drastica riduzione della popolazione), dove fu trasferita la sede vescovile. La pianta di questo primo edificio altomedievale è stata identificata durante gli ultimi lavori di restauro ed è visibile, riprodotta con una lamina di ottone, sul pavimento dell’attuale edificio.
Ben presto però i vescovi preferirono spostarsi in luoghi più sicuri, come Cividale e Grado, e a partire dal 737 non furono più nominati vescovi per la diocesi di San Pietro. Qui rimase però un delegato del patriarca di Aquileia, il preposito(1), che, affiancato da otto canonici(2), doveva provvedere alla cura pastorale dei cristiani rimasti in loco e all’amministrazione dei beni della Chiesa locale.
Data la vastità del territorio che ricadeva sotto la giurisdizione di San Pietro e la difficoltà degli spostamenti, già dal V secolo era iniziato quel processo di fondazione di nuove Pievi che porterà progressivamente alla nascita delle parrocchie.
LA VITA NELLA PIEVE DI SAN PIETRO
Nella Pieve di San Pietro vivevano il preposito e i canonici, che formavano un capitolo(3) e che avevano in consegna e custodivano il Santo Sacramento, il Crisma e l'Olio Santo.
Pochi sono i documenti che parlano dei primi secoli della pieve di San Pietro.
Secondo lo storico Pio Paschini, il gruppo di presbiteri e diaconi canonici, che affiancavano il vescovo di Zuglio, rimase qui alla sua partenza, nel 718, ed egli sarebbe stato sostituito dal preposito.
In un documento del 1169 il preposito di San Pietro è chiamato arcidiacono della Carnia, ha cioè poteri ed autorità molto vicini a quelli di un vescovo.
Fino al 1290 il preposito e i canonici abitavano in alcuni edifici vicini alla chiesa di San Pietro (di questi sono stati ritrovati i muri perimetrali) e conducevano una vita comunitaria: la preghiera, le funzioni e i pasti serali erano in comune, mentre durante il giorno si spostavano nella vallata ad istruire i cristiani, affinché arrivassero preparati per la messa domenicale, che veniva celebrata solo nella pieve. A turno due canonici dovevano garantire la loro presenza nella pieve, mentre la domenica e le altre feste dovevano esservi presenti tutti.
Nella pieve, oltre alla celebrazione della messa domenicale, si amministravano tutti i sacramenti e si officiavano le esequie, cioè i funerali: fonte battesimale e cimitero erano infatti presenti solo nella chiesa plebanale. Qui veniva custodito il sacro crisma e qui si raccoglievano i tributi.
Il preposito, essendo anche arcidiacono della Carnia, teneva un tribunale, vigilava sul clero dipendente e aveva un suo vice che svolgeva il suo lavoro durante le sue assenze.
(1) Preposito:rappresentante di un potere superiore, messo a capo di funzionari o servizi a carattere temporaneo
(2) Canonici: iscritti nel canone di quella chiesa, che hanno perciò il diritto di essere da essa mantenuti.
(3) Capitolo: comunità di presbiteri e diaconi che hanno una regola o uno statuto e che al loro interno eleggono un capo. Per quanto riguarda il capitolo di San Pietro, diversamente dagli altri esso ha anche il potere di amministrare i beni del territorio e di svolgere un’attività di tipo giuridico, proprio come un vescovado. Probabilmente la partenza del vescovo da Zuglio non ha comportato la soppressione della diocesi, ma un passaggio graduale ad una forma intermedia tra diocesi e pieve, dove il clero avrebbe conservato quasi tutti i privilegi della diocesi.
A cura di Elisabetta Dorissa e Vanessa Flospergher
Da M. Marra, San Pietro in Carnia, Comune di Zuglio
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