La controriforma sanitaria gattopardesca
del Centro Destra
cambiare tutto perchè tutto resti come prima

 

Appunti e disappunti su

Disegno di Legge della Giunta Regionale n° 27 del 29 ottobre 2018
"Assetto istituzionale ed organizzativo del Servizio Sanitario Regionale"

Prendendo in mano la nuova legge regionale sulla Sanità, presentata il 29.10.2018 dalla nuova maggioranza di CentroDestra scaturita dalle elezioni regionali dello scorso aprile 2018 (Lega & alleati), non può non colpire immediatamente un grossolano refuso alla prima riga: è scritto 29 ottobre 2019 anziché 2018 e se questo è l’incipit, stiamo freschi... E dire che il neo-assessore alla Sanità è un architetto (non eletto ma nominato), perciò attento ai dettagli!
Ma andiamo per ordine. Non sembra innanzitutto per nulla adeguato descrivere quello del Friuli Venezia Giulia come unServizio sanitario regionale (SSR) che garantisce buoni livelli assistenziali, come si legge nei primi capoversi introduttivi. Ciò era vero in un passato ormai lontano. Tale affermazione richiederebbe comunque una verifica su dati concreti e oggettivi, quali ad esempio tasso di occupazione dei posti letto in ospedale, malati “fuori reparto”, tempi di attesa in Pronto Soccorso, tempi del soccorso extraospedaliero, dati sull’attività dei servizi territoriali, trattamenti specialistici obbligatoriamente lontani, sia dentro che fuori territorio aziendale o fuori Area Vasta.

1. La Direzione Centrale Salute
Tutti questi importanti dati (come ha rilevato la Corte dei Conti nel referto di giugno 2018) la Direzione Centrale Salute nel periodo della riforma Serracchiani aveva omesso di conoscere, far conoscere e monitorare. Ci si giustifica dicendo che questa Direzione Centrale Salute “non sarebbe stata sufficientemente valorizzata e potenziata”. Considerando però il giudizio della Corte dei Conti di cui sopra, sarebbe più appropriato affermare che la Direzione Centrale Salute è stata caratterizzata da una inaccettabile inefficienza.

2. Servizi territoriali
In questi 5 anni vi è stato certamente un potenziamento dei servizi territoriali e sociosanitari ma non è affatto dimostrato dalla letteratura scientifica internazionale che l’incremento delle cure territoriali possa ridurre i ricoveri dei soggetti anziani e fragili e quindi la necessità di cure ospedaliere. Infatti le persone anziane, fragili e spesso affette da pluri-patologia, sono soggette a frequenti episodi di instabilizzazione/riacutizzazione che è difficile se non impossibile trattare in un ambito di cure primarie (a domicilio o in casa di riposo o in RSA).

3. Unica Azienda sanitaria
La nostra nuova azienda si chiamerà “Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale” e ingloberà la ASS n 3 (la nostra), la n 2 (Bassa Friulana) e quella Sanitaria universitaria integrata di Udine (in sintesi l’intera provincia di Udine, dalle Alpi al mare Adriatico). Le altre due Aziende Sanitarie regionali saranno quella del “Friuli Occidentale” (cioè la provincia di PN) e quella “Giuliano Isontina” (cioè le due provincie di GO e TS insieme).

4. Tagli ospedalieri
La riduzione della rete ospedaliera operata nella nostra Regione ha portato a tassi di occupazione dei posti letto spesso vicini al 100%, valori per i quali la letteratura scientifica internazionale ha dimostrato un incremento del rischio clinico. Quindi, definire la rete ospedaliera attualmente “ridondante”, come si legge nella relazione illustrativa, sembra azzardato: l’Italia è tra paesi europei che hanno il minor numero di posti letto in rapporto alla popolazione, insieme alla Gran Bretagna. Un recente articolo del British Medical Journal ammonisce infatti: “ulteriori riduzioni nei posti letto nella vana speranza che aumentando i servizi territoriali si riducano i ricoveri, potrebbe rivelarsi potenzialmente pericoloso per la cura dei pazienti”. Sarebbe quindi condivisibile il proposito annunciato dalla nuova Giunta Regionale nella relazione illustrativa di “rimettere mano con urgenza al sistema.” Ma poi dall’esame dell’articolato del DDL si osserva che questo è dedicato soltanto alla revisione della governance del sistema e nulla viene detto riguardo alla riqualificazione dell’offerta sanitaria, che in pratica viene rinviata sine die, poiché dalla tempistica prevista dallo stesso DDL il processo di revisione della governance andrà a concludersi a giugno del 2020, tra più di un anno e mezzo, ed è una previsione comunque ottimistica. Ma nel frattempo come si ovvierà al decadimento dell’offerta delle cure osservato in questi ultimi anni e che continua a peggiorare a velocità crescente?

5. Spese ospedaliere e territoriali
Non è ben definita la separazione dell’attività di cura e riabilitazione ospedaliera da quella territoriale, con il rischio, anzi la probabilità che si perpetui la confusione gestionale che ha caratterizzato l’impostazione organizzativa conseguente alla LR 17/14.
Resterebbe quindi per tutto il settore ospedaliero solo il 45 % delle risorse, cifra che si è dimostrata ampiamente insufficiente a garantire sufficienti livelli di cure ospedaliere. Sembra quindi che il legislatore voglia perseverare nel proseguimento di una strada che si è rivelata fallimentare, ricordando in proposito quanto relazionato dalla Corte dei Conti circa la grave mancanza di dati dell’attività di assistenza territoriale che ha caratterizzato tutto il quinquennio precedente. E appare evidente che a tutt’ oggi non sembrano essere intercorsi miglioramenti in tal senso, anche perché i responsabili gestionali della precedente amministrazione continuano a ricoprire tuttora posti dirigenziali. E non si vede perché oggi potrebbero far meglio.

6. I CAP
Un’ ulteriore conferma dell’intenzione di proseguire sul cammino della riforma Serracchiani è indirettamente fornita dalla mancata abrogazione dell’art. 20 della LR 17/14, quello che istituiva e normava i Centri di Assistenza Primaria (CAP), causa di enormi sprechi di risorse, di inefficienze, di disservizi. I CAP, non essendo abrogato il relativo articolo della LR 17/14, si intendono quindi confermati e mantenuti, quali inutili microcarrozzoni aggiuntivi.

7. Organizzazione ospedaliera
L’art. 9 comma 2 relativo alle “strutture aziendali”, prevede che queste siano qualificate in “strutture complesse, semplici e piattaforme assistenziali”, specificando che a tali articolazioni organizzative sono attribuite responsabilità professionali e responsabilità gestionali.
Mentre le strutture, sia complesse che semplici, sono in pratica quelle che una volta si chiamavano divisioni e servizi (quindi i reparti ospedalieri), le piattaforme sono un’articolazione organizzativa nuova introdotta dalla riforma Serracchiani, che viene riproposta da questo DDL. L’articolo 35 della LR 17/2014 “Modello organizzativo del presidio ospedalierosovverte completamente, e con palese illegittimità, l’organizzazione degli ospedali: ai commi 1 e 2 si prevede che l’attività dei medici e dei dirigenti sanitari sia limitata in sostanza alla sola attività clinica, e i dipartimenti finalizzati esclusivamente allo scopo di condividere competenze cliniche e definire percorsi diagnostico-terapeutici, mentre il comma 3 attribuisce agli infermieri e al personale tecnico l’organizzazione e la gestione, in completa autonomia, delle degenze, degli ambulatori, delle risorse professionali, di tecnologie e materiali.
Si continua quindi ad attribuire agli infermieri e al personale tecnico la gestione in completa autonomia delle strutture dell’ospedale, contrariamente alla normativa vigente che pone in capo ai dirigenti, medici e sanitari, direttori di dipartimento o di struttura complessa, la responsabilità della gestione. Infermieri e tecnici decidono e operano in completa autonomia, ma a rispondere dei risultati è sempre il direttore, medico o dirigente sanitario, senza poter esercitare il necessario controllo sull’attività del personale del Comparto.
Sembra poi essere previsto un assetto per livelli di intensità di cura dell’ospedale in toto, dando a quest’ultimo l’assetto di un presidio di rete, con la conseguenza inevitabile di disperdere il patrimonio organizzativo, culturale e operativo che caratterizza un ospedale.

8. Ospedali forzatamente... siamesi
L’art.9 conferma l’articolazione in presidi ospedalieri in hub e spoke (letteralmente: mozzo e raggi di una vecchia ruota di carro; cioè centrale e periferici ad esso convergenti) nell’ambito della cosiddetta Area Vasta, modello ormai accettato e funzionante. Ma il comma 4 ci riserva una sorpresa quando dà indicazioni organizzative e gestionali relative ai presidi ospedalieri con più stabilimenti ospedalieri, richiamando di fatto i disfunzionanti modelli di ospedale unico su due sedi (il cosiddetto "ospedale diffuso" del tipo "albergo diffuso"): Gorizia & Monfalcone; Latisana & Palmanova; San Daniele del Friuli & Tolmezzo; San Vito al Tagliamento & Spilimbergo. E così è chiaro che la Controriforma lascia tutto come sta, perchè vuole mantenere l’assetto organizzativo ospedaliero della riforma Serracchiani. E non importa se questi ospedali-gemelli sono distanti anche decine di chilometri l’uno dall’altro. E così si perpetuerà il fenomeno dei primari a scavalco, degli specialisti reperibili contemporaneamente su più sedi, dei malati che continueranno a girare da un lato all’altro dell’area vasta per ottenere le cure dovute, quando non al di fuori dell’Area Vasta.
E sotto il titolo “Riconversione di strutture ospedaliere” è stata decretata la soppressione dei presidi ospedalieri di Cividale, Gemona, Maniago e Sacile, trasformati in meri contenitori di attività distrettuali o in costosi scatoloni vuoti (ornati però di luccicanti verbose targhe esplicative) mentre gli H sopravvissuti annaspano tra mille difficoltà.

9. Forti criticità
Non si percepisce alcuna significativa possibilità di miglioramento, o anche di solo arresto del peggioramento dell’offerta delle cure, in tempi ragionevolmente brevi.
Non c’è alcun accenno nel DDL in esame (che sarà presto trasformata in Legge: vedi punto 10) per cui si possa intravedere una qualche soluzione idonea a risolvere problemi ipercritici come i disservizi e ritardi nell’ambito dell’emergenza urgenza (Pronto Soccorso e 112) e della normale accoglienza in reparti Medici (sempre più intasati), i tempi di attesa intollerabili per l’erogazione di prestazioni specialistiche varie, di indagini diagnostiche routinarie (ecografie) e finanche degli interventi chirurgici in elezione; senza dire delle lunghe estenuanti peregrinazioni verso gli H della pianura, quando non addirittura fino a Trieste per le più importanti prestazioni pneumologiche ed ultimamente anche cardiologiche; in pratica: un H spoke (Tolmezzo) che punta non più al suo H hub naturale (Udine) ma verso altro H hub di altra Area Vasta (Trieste)! E i forti disagi li subiscono maggiormente i parenti dei pazienti costretti a lunghi ingiustificati costosi spostamenti!
Da ultimo l’impatto negativo sugli operatori della sanità, a cui si è tolta la speranza di una rinascita del sistema sanitario regionale in tempi ragionevoli, una situazione frustrante inevitabilmente destinata ad approfondire la demotivazione di medici e infermieri

10. Approvata la Controriforma
Il 5.12.2018 il Consiglio Regionale ha approvato la Controriforma Sanitaria con 27 SI della maggioranza (Lega, Progetto Fvg, Forza Italia, Fdi/An), 7 voti di astensione (M5s, Patto per l’Autonomia e Cittadini) e 9 NO (Pd - Sinistre). E’ stato ribadito che la pura pianificazione sanitaria sarà oggetto di una riforma successiva: ad majora! E Fedriga ha comunicato tra l'altro: “Responsabilmente abbiamo scelto di non fare la riforma perfetta ma quella che nel minor tempo possibile potesse dare risposte migliori ai cittadini”. E se queste risposte sono le migliori per i problemi esposti al punto 9, c'è davvero da preoccuparsi per l'immediato futuro.

11. Finalmente la Risonanza Magnetica in H Tolmezzo
Giovedi 20 dicembre 2018, è stata finalmente inaugurata la Risonanza Magnetica dopo ben 10 anni di lunga paziente attesa da parte dei carnici, scrupolosi contribuenti fiscali ed educati cittadini! Alla cerimonia hanno partecipato autorità civili e religiose (tra cui l'assessore regionale alla Sanità, l'architetto Riccardi; l'arcivescovo di Udine, Mazzocato e il sindaco di Tolmezzo, Brollo). Ecco come ne parla entusiasticamente il sito web ufficiale della Azienda sanitaria: "Si tratta di un' apparecchiatura Siemens Magnetom Aera di ultima generazione con un campo magnetico da 1,5 T che consente esami total body (cioè dell'intero corpo). Dotata di magnete superconduttivo, presenta elevate prestazioni in termini di gradienti e numero di canali di acquisizione. Grazie alla maggior ampiezza del suo gantry, consente un maggior confort per tutti i pazienti, anche per quelli obesi o claustrofobici. L’apparecchiatura è particolarmente completa ed attrezzata per lo svolgimento di ogni tipo di indagine diagnostica; in particolare è dotata di applicativi software, sequenze e bobine per l’esecuzione di esami dei diversi distretti corporei, compresi i distretti neurologici e articolari, con applicazioni avanzate per esami vascolari, angiografici, neurologici, esami per RM funzionale ed urologici per lo studio  della prostata mediante l’utilizzo di sequenze di diffusione. È inoltre dotata di una speciale bobina ad elevato segnale per l’ambito senologico. La nuova Risonanza Magnetica si distingue dalla vecchia apparecchiatura alloggiata sul mezzo mobile anche per la maggiore velocità di acquisizione ed esecuzione dell’esame RM e la qualità delle immagini, altamente più definita, con miglioramento dell’accuratezza diagnostica. L’acquisizione della nuova attrezzatura consentirà alla nuova Azienda Sanitaria (vedi sopra al n 3) di erogare prestazioni per ben 10 ore al giorno (cui sa, po'!) dal lunedì al venerdì, invece delle precedenti 6 ore, con un numero di esami previsto pari a circa 5000 esami/anno (cui sa, po'!) rispetto ai precedenti 3000 esami/anno". Adesso dunque, oltre alla piccola preesistente Risonanza Magnetica utilizzabile/utilizzata solo per spalla e ginocchio, funzionerà finalmente in H Tolmezzo anche questa super-RM ed insieme queste due apparecchiature dovrebbero, in un colpo solo, eliminare tutte le lunghissime code e le estenuanti peregrinazioni verso altri ospedali regionali ed erogare un esame di risonanza (quasi) in tempo reale. Accadrà? Sarà vero? I numeri propagandati direbbero di sì. Lo verificheremo sul campo nei prossimi mesi. Intanto il Pronto Soccorso continua a boccheggiare e la Medicina resta in panne mentre il paziente (pardon: utente) cerca di districarsi come può e magari, esasperato, comincia a chiamare la Polizia (come avvenuto già il 18.01.2019), investendo così del problema auspicabilmente anche la Procura della Repubblica...

12. Due snodi cruciali: Pronto Soccorso e Medicina
Non c'è nulla da fare: fino a che non si risolveranno (il più presto possibile) questi due gravissimi problemi, la sanità ospedaliera della Carnia sarà destinata a peggiorare di mese in mese, fino a raggiungere il livello della peggiore Sanità meridionale. Con la pessima riforma della sinistra coppia Serracchiani-Telesca (sostenuta in loco dal tacito consenso della nomenclatura piddina e dei suoi esponenti sanitari ospedalieri), è stato chiuso d'imperio l' H Gemona senza prima predisporre adeguate contromisure: raddoppio del PS-Emergenza e ampliamento di Medicina in H Tolmezzo. Queste due decisive misure non furono adottate nè allora nè ora, per cui oggi i suddetti due reparti tolmezzini denunciano costantemente uno stato di fortissimo stress con prevedibili conseguenze non solo sugli operatori ma anche (soprattutto) per gli stessi malati. Per cui o si pone urgentemente mano a queste due gravi criticità in H Tolmezzo oppure si riapre in H Gemona sia il ProntoSoccorso-Emergenza sia la Medicina. Quest'ultima ipotesi di lavoro sarebbe la più logica e conveniente per i motivi che seguono: 1. si ha già a disposizione una struttura antisismica e modernissima, rimasta desolatamente vuota di inderogabili utilità seppure riempita di luccicanti parvenze. 2. Si andrebbe ad alleggerire l'H Udine (PS e Medicina) che ultimamente soffre di una pressione incredibile che origina non solo dal Tarcentino (che prima gravitava su Gemona) ma anche dal Canal del Ferro- Val Canale (che preferisce spesso puntare direttamente su H Udine) e dal Sandanielese (che certamente non ha mai orbitato su H Tolmezzo). 3. Si restituirebbe dignità e sicurezza ai cittadini del Gemonese, abbandonati ormai a se stessi, alla costante ricerca di un approdo sanitario accessibile e sicuro. 4. I costi sarebbero certamente inferiori rispetto alla soluzione (per ora problematica) dell'ampliamento tolmezzino.
Resta sempre eticamente e moralmente inaccettabile risparmiare sulla salute e sul benessere dei pazienti per poi distribuire premi di "produzione" ai dirigenti.

13. Elisoccorso notturno FVG dopo un anno: rapporto costi/benefici disastroso
Suscita sempre più allarme lo stato dei conti della sanità regionale, tanto che è stato annunciato un programma di pesanti tagli al personale, per circa 10 milioni di euro. I rilievi avanzati lo scorso anno dalla Corte dei Conti avrebbero già dovuto mettere in guardia sulla situazione finanziaria e indurre quindi a prendere provvedimenti di risparmio mirando a individuare gli sprechi, proprio per non arrivare alle condizioni attuali di dover colpire la risorsa più preziosa delle Aziende sanitarie, ovvero i medici e infermieri che curano la gente. Tra gli sprechi forse più eclatanti vi è uno ereditato dalla precedente amministrazione: l’elisoccorso notturno. Inaugurato da Debora Serracchiani nel gennaio 2018 si caratterizza per un rapporto costo benefici disastroso, zero benefici, costi enormi. I costi ammontano a oltre 4 milioni di euro l’anno, a cui si aggiungono i costi relativi all’elibase e ai campi notturni di atterraggio. I benefici non si vedono, i voli sono pochissimi, l’eliambulanza decolla di notte meno di tre volte al mese, e quando interviene i tempi di soccorso risultano sensibilmente più lunghi rispetto a quelli delle autoambulanze. Sembra paradossale che un elicottero arrivi più tardi di un automezzo eppure le regole che disciplinano il volo notturno sono molto diverse dall’attività diurna: 1. Il tempo di decollo dopo l’allertamento è di 15-20 minuti. 2. L’atterraggio può avvenire solo presso apposite aree illuminate, da dove l’equipaggio deve recarsi con automezzo sul luogo dell’incidente, quindi si deve trasportare il paziente con autoambulanza per poi caricarlo a bordo dell’eliambulanza, che decolla verso l’ospedale. 3. Se va a Udine deve atterrare a Campoformido e da qui portare il ferito con altra autoambulanza all’ospedale di Udine.
Qualche esempio concreto:
11 febbraio 2018 – Caduta dal secondo piano di una casa a Maniago all’una di notte, l’eliambulanza è atterrata a Maniago tre quarti d’ora dopo, all’1 e 45, il ferito è arrivato all’ Ospedale di Udine intorno alle 3.30; quindi 2 ore e mezzo per ospedalizzare un traumatizzato a 45 km dall’ospedale di Udine.
17 febbraio 2018– Incidente stradale a Ronchi dei Legionari alle ore 21.30. L’elicottero arriva a Ronchi 50 minuti dopo, alle 22.20. Il ferito entra a Cattinara alle 23.15, un’ ora e trequarti dopo l’incidente, accaduto a 43 km da Cattinara. Il ferito per fortuna non era critico.
30 marzo 2018– Trasporto di un paziente critico dall’ospedale di Gorizia a quello di Udine. L’elicottero viene allertato alle 7 di sera. Il paziente arriva all’ospedale di Udine alle ore 21.20. Oltre 2 ore per trasferire un malato da operare urgentemente all’ospedale di Udine, che dista 53 km da quello di Gorizia.
6 maggio 2018 – Incidente stradale sulla strada SR 464 Spilimbergo - Dignano poco prima del ponte sul Tagliamento, alle ore 5 del mattino. L’eliambulanza arriva tre quarti d’ora dopo, alle 5.45. Il ferito entra all’ospedale di Udine oltre 2 ore dopo, alle 7.15.Per fortuna anche questa volta il ferito non era critico.
Per esigenza di brevità terminiamo qui. Tutti gli interventi relativi agli inizi dell’attività sono riportati in dettaglio in: http://www.costituzione32.it/notizie/elisoccorso-notturno-nel-fvg-una-risorsa-o-uno-spreco/
Nei primi 8 mesi di attività l’eliambulanza ha effettuato in orario notturno, quindi da effemeridi a effemeridi, cioè dal tramonto all’alba, 24 voli complessivi, di cui 13 di soccorso e 11 di trasferimento tra ospedali, ma di questi la maggior parte senza carattere di urgenza. Anche riguardo agli interventi di soccorso si è trattato per lo più di feriti non critici, ma questa è stata una fortuna visti i lunghi tempi di ospedalizzazione tipici dell’elisoccorso notturno. Quanto è costato e costa tutto ciò?
In 8 mesi una spesa di almeno 2 milioni e 700mila euro, che significa più di 110mila euro ogni singolo volo, senza alcun beneficio, anzi con potenziali rischi dovuti al ritardo di ospedalizzazione.
Proprio per evitare sprechi di tale entità le indicazioni ministeriali (DM 70/2015) raccomandano l’attivazione dell’elisoccorso notturno solo con “una previsione media di interventi compresa tra 350 e 550 anno”, quindi non meno di 30 al mese, noi ne facciamo 3. E per giunta inutili, se non dannosi.
Per i tagli al personale si è richiamata l’esigenza di attenersi alle indicazioni ministeriali. E per l’elisoccorso notturno?
(Walter Zalukar Presidente Associazione Costituzione 32 Coordinatore ANAAO AssoMeD Macroarea Giuliano-Isontina)
Per una maggiore comprensione del problema vai al n 70 della Riforma Sanitaria del PD

14. E adesso osano anche protestare...
La situazione del Pronto Soccorso di H Tolmezzo si fa sempre più ingestibile e insopportabile non solo per il personale sanitario ma soprattutto per gli utenti-pazienti i quali stanno perdendo la proverbiale pazienza e spesso incattiviscono di brutto, prendendosela con gli unici incolpevoli (e loro stessi vittime) di questa tragicommedia: medici e infermieri, che a fatica riescono poi a mantenere il necessario sangue freddo e la dovuta calma. Anche il diffuso quotidiano locale (del Gruppo Espresso-Repubblica) ora (a distanza di 10 mesi dalla scomparsa politica della sinistra coppia Telesca-Serracchiani) comincia a mostrare i muscoli con paginate di interessante e interessata cronaca, accogliendo perfino la vibrante protesta del sindaco piddino di Tolmezzo. Non è successo nulla di straordinario rispetto ai mesi passati, banale quotidianità: semplicemente mercoledi 6 febbraio 2019 in Pronto Soccorso stazionavano 36 pazienti (con altrettanti accompagnatori) 15 dei quali, valigia al piede, erano in attesa di un posto-letto in Medicina, dove ovviamente non vi era più posto. Nelle more, qualcuno è stato sistemato in Ortopedia, qualcun altro in Chirurgia, qualcuno è rimasto in PS, in attesa che la Medicina metabolizzasse la situazione, che fu risolta solo in tarda notte o nel mattino seguente. Nulla di straordinario dunque dopo la riforma del PD, ma quello che fa specie è che coloro che nulla fecero per impedire quella nociva riforma ospedaliera (sindaci, primari ospedalieri, preti, sindacalisti), oggi si impancano a protestare e a "difendere la Carnia", reclamando ciò che mai avevano prima osato neppure sussurrare, silenti complici di quella riforma sanitaria avviata dal PD nel lontano 2015. Si svegliano oggi da un lungo letargo politico per dire ciò avrebbero dovuto gridare quattro anni fa... Una bella medaglia di bronzo a tutti costoro, ornata dalle fronde del disprezzo popolare. Se vuoi sapere cosa si scriveva (e si profetizzava) a tal proposito fin dal 2015 in questo sito, clicca QUI e leggi in particolare il n 69.

15. Ancora criticità in H Tolmezzo
A fine febbraio 2019 è stata dismessa la piccola, utile e funzionale RM che in questi anni aveva egregiamente servito per lo studio di spalla e ginocchio (le due articolazioni con le più frequenti rilevanti patologie che colpiscono giovani e vecchi). Ora il carico di questi esami articolari verrà messo in capo alla nuova RM (vedi sopra il n 11) che dovrà contemporaneamente eseguire anche tutti gli altri esami che le competono (encefalo, colonna, particolari organi addominali, grandi articolazioni...) con un sovraccarico di ulteriore lavoro. Inoltre parrebbe che questa nuova RM sia funzionate solamente al mattino o fino al primo pomeriggio (per mancanza di personale medico e infermieristico?) mentre nel pomeriggio e nelle prime ore della notte resterebbe inutilizzata (o forse adibita in parte alla libera professione intra moenia di alcuni radiologi?). Pare infine che i tempi di esecuzione di un esame RM non siano poi così ridotti come si vaticinava sempre al n 11, ma che in effetti la tempistica sia quasi immutata. E infine va segnalata la utenza (sempre in crescendo) proveniente anche da altri territori regionali. E quindi? Quindi tempi di attesa probabilmente invariati (cioè lunghi) rispetto alle attese suscitate il 20 dicembre 2018.

16. Pazienti sempre penalizzati
Analogamente a quanto già avvenuto al 5° piano di H Tolmezzo, (vedi n 69 di Riforma Ospedaliera) anche l'ala Ovest del 2° piano (perfettamente attrezzata per ospitare degenti in confortevoli stanze dotate di ogni comfort) è stata invece adibita per ospitare ambulatori e studi medici. La gran parte dei pazienti invece resta ancora confinata nelle ali Est (mai ristrutturate e prive dei requisiti odierni richiesti per un H moderno). Sorge sempre la medesima domanda: Possibile che non esista una soluzione diversa che sappia conciliare il benessere dei malati con le esigenze del personale? A noi pare poco probabile; manca invero la volontà "politica" di rimediare a questa kafkiana situazione che penalizza sempre i più deboli e indifesi...

17. Sanità privata e Sanità pubblica
Mentre la Sanità pubblica sta mostrando sempre più le proprie inefficienze e inadeguatezze (vedi tutti i punti sopra indicati) l'Assessorato Regionale, anzichè cercare di porre rimedio a tali insopportabili situazioni (concretizzando i tanti suggerimenti che gli giungono da ogni parte), pare preferisca favorire la Sanità privata con la quale pone in essere delle costose convenzioni. Così alla fine il cittadino contribuente dovrà pagare sia la sanità pubblica inefficiente (con tanto personale, a volte superfluo) sia quella privata efficiente (con poco personale, spesso sotto organico). Da alcuni mesi non si parla più di questi tristi problemi che gravano soprattutto sui cittadini più deboli i quali non hanno voce in capitolo mentre chi dispone di soldi si rivolge direttamente al privato e non si lamenta più: entrambe le categorie di cittadini accettano ormai supinamente questa situazione e tutti sono incredibilmente silenti anche se non contenti.

18. Centro Unico Prenotazione: gravi inefficienze
A questa privata "postazione" continuano sempre ad arrivare lamentele e irritazioni che certificano la ricorrente inefficienza del CUP le cui "criticità" possono essere così sintetizzate: 1. Personale di ascolto non sempre preparato e idoneo a recepire le richieste degli utenti. 2. Eccessiva facilità nello spedire gli utenti in H lontani per ricevere prestazioni ambulatoriali spesso semplici che, con un po' di buona volontà, potrebbero essere erogate in loco. 3. Scandalosa diversa tempistica tra chi richiede un esame con impegnativa (tempi biblici) e chi lo richiede a pagamento in libera professione (pochi giorni). 4. Eccessiva facilità a dirottare gli utenti su istituzioni private convenzionate.
Restiamo in attesa di altre segnalazioni, pur essendo consapevoli che questo Osservatorio indipendente non potrà mai modificare o risolvere questi aspetti. Ma almeno li rappresentiamo alla gente che potrà così essere edotta di come la nostra Sanità sia stata impunemente sfregiata e nulla si faccia ancora per porvi rimedio.

19. Come eliminare le lunghe liste di attesa?
Molti si interrogano (anzi: si interpellano, come vuole oggi il politicamente corretto) sulle modalità di risoluzione di questo arcano dilemma che attanaglia tutte le maggiornaze politiche che si succedono a Roma e a Trieste, peraltro timide o pavide nell'affrontare il toro per le corna. E le corna sono queste:
1. Fare funzionare le macchine (TAC, Ecografi, Risonanza...) dalle 8 di mattina alle 24 (sabato fino alle 14; domenica riposo anche per loro), dando la precedenza ovviamente alle richieste interne dell'ospedale ed alle urgenze.
2. Organizzare il personale (medici e paramedici) in turni efficienti (8-14; 14-20; 20-24) con adeguati riconosciuti compensi e recuperi per le ore notturne.
3. Non concedere la facoltà della libera professione intramoenia a medici e paramedici se il tempo di attesa supera i 15 giorni per quella singola prestazione.
4. In alternativa: abolire con voto parlamentare la libera professione intramoenia (istituto creato dal Ministro della Sanità Rosy Bindi all'epoca del governo D'Alema nel 1999, con la legge 229/1999) lasciando liberi i vari professionisti di fare ciò che vogliono e dove vogliono, una volta espletato responsabilmente l'orario istituzionale di servizio.

20. Presto nuovo primario a Medicina: snodo cruciale per H Tolmezzo
Oggi 30 aprile 2019 l'Azienda per l'assistenza sanitaria n 3 "Alto Friuli, Collinare, Medio Friuli" ha emesso un Avviso pubblico per il conferimento dell'incarico di Direttore della Struttura Complessa di Medicina - Tolmezzo (Disciplina di Medicina Interna, area medica e delle specialità mediche). Così dopo ORL (dr. Cesare Miani), Ginecologia (dr. Michele Vanin), Pediatria (dr.ssa Paola Miani), Ortopedia (dr. Enrick Miani) e Chirurgia (dr. Vittorio Durastante) ora tocca anche alla Medicina il fisiologico cambio di guardia. Tra pochi mesi infatti cesserà dall'incarico per raggiunta quiescenza l'attuale primario dr. Vito Di Piazza. Nell'augurare al primario emerito una ancora lunga e proficua attività professionale extraospedaliera, restiamo in trepida attesa per le sorti del Reparto Medico di Tolmezzo, che unitamente al reparto Chirurgico, rappresenta la colonna portante dell'ospedale.
Per dare un' idea dell'importanza della Medicina Interna tolmezzina, ecco di seguito il consuntivo della attività svolta nel 2018:
Ricoveri totali 2.402 pazienti; degenza media 10,6 giorni; attrazione da fuori azienda il 7%.
Patologie più importanti trattate: scompenso cardiaco 243; polmonite 154; setticemia 146; emorragia intracranica 109; malattie cerebrovascolari acute 74; infezioni renali e vie urinarie 59; bronchite e asma 112; neoplasie maligne 54.
Prestazioni ambulatoriali: visita diabetologica endocrinologica 1903; visita internistica 1503; visita reumatologica 698; visita pneumologica 551; ecografia addominale 283; ecografia polmonare 55; spirometria 245; ecografia collo 82; infettivologia 157; mesoterapia 54.
L'equipe medica è composta da 10 medici e un primario. Ha 78 posti letto ordinari e 3 posti di DH.
Come si può ragionevolmente osservare da questi numeri, si tratta di un Reparto assai importante e determinante, a capo del quale sarà necessario/opportuno scegliere il migliore dei candidati al fine di garantire una adeguata continuità operativa.
Ora, il triumvirato di sinistra Serracchiani-Telesca-Benetollo (artefice della riforma sanitaria che tutti apprezziamo) è stato congedato un anno fa dagli elettori.
Alla nuova maggioranza regionale di centro-destra che, tramite i suoi delegati istituzionali, dovrà scegliere il migliore tra vari professionisti per l'incarico di Primario, questa piccola consapevole postazione carnica, con precisa cognizione di causa, intende sommessamente indicare il nome di uno dei migliori internisti della provincia di Udine (e non solo), sganciato da qualsiasi partito politico ma oltremodo ricco di umanità, responsabilità e professionalità: il dr. Paolo Agostinis (clicca anche qui) che già da molti anni (fortunatamente) opera in H Tolmezzo, apprezzato da tutti coloro che stanno in basso e valorizzato da nessuno di coloro che stanno in alto...
Qualora la scelta risultasse diversa, significherà che sussiste una lobby politico-accademico-sanitaria che detiene ancora un improprio antidemocratico occulto potere (Umbria docet) mirante a favorire i propri contigui. Tanto è vero che al 14° punto dell'Avviso Pubblico (a pag. 10) si legge testualmente: "L'incarico verrà conferito dal Direttore Generale ad uno dei candidati individuati nell'ambito della terna degli idonei composta sulla base dei migliori punteggi attribuiti ai candidati che abbiano conseguito una valutazione di sufficienza nel colloquio. Nell'ambito della terna il Direttore Generale potrà nominare uno dei due candidati che non hanno conseguito il miglior punteggio motivandone la scelta". Traduzione: tra i primi tre arrivati il Direttore Generale (di nomina squisitamente politica) potrà scegliere il terzo o il secondo e non obbligatoriamente il primo! Cioè non è assolutamente prescritto che vinca il MIGLIORE! Ergo...
La responsabilità politica ricadrà dunque interamente sulla maggioranza regionale attuale, rappresentata nello specifico da Fedriga e Riccardi, mentre la Carnia potrebbe restare orfana di un professionista di assoluto valore, non prima però di aver raccolto nuovamente una ancora più lunga sfilza di firme tra coloro che stanno in basso...

21. Cercansi urgentemente medici per Gemona
Pochi giorni fa, precisamente il 7 maggio 2019, il Commissario straordinario della Azienda sanitaria n. 3 (dr. Giuseppe Tonutti, nominato dalla Giunta Regionale il 28.12.18) ha emesso il Decreto n 97 per "acquisire la collaborazione esterna di 4 medici... al fine di garantire la continuità delle funzioni del Punto di Primo Intervento (PPI) di H Gemona...". I medici che verranno "acquisiti in collaborazione" avranno "l'incarico di attività di pronto soccorso" e percepiranno un compenso omnicomprensivo di euro 60 lordi all'ora. Due brevi considerazioni:
1. non si trovano più medici disposti a operare nel cosiddetto PPI di H Gemona; si debbono cercare con contratto di tipo privato dei "liberi professionisti" (perlopiù neolaureati) dotati di partita IVA (e quindi non assunti dalla azienda). Le cause sono principalmente due: a) l'ambiente lavorativo del PPI di Gemona (ridotto a un simulacro di Pronto soccorso dove ormai affluiscono pochissimi utenti che vengono poi dirottati su altri H) non è più professionalmente stimolante ed attrattivo ed un medico giovane che voglia imparare e crescere non va certamente lì, nonostante l'allettante offerta economica (60 euro l'ora significano 720 euro lordi per un turno di 12 ore, per un massimo di 12 turni al mese). b) il numero chiuso a Medicina (e relative Specialità) ha drasticamente ridotto la platea dei medici che dovranno sostituire coloro che vanno/andranno in pensione e tale situazione viene sempre giustificata dalla obbligatorietà delle regole europee ("ce lo chiede l'Europa"). Occorre però anche aggiungere (per completezza informativa) che la UE, fin da quando è nata nel 1979 (ricordi l'Inno alla Gioia?), è sempre stata governata non dai marziani e dai burocrati (come viene dato da intendere) ma solo da socialisti (sinistra) e popolari (democristiani) e nessun altro partito ha mai potuto obiettare qualcosa, poichè la maggioranza catto-social(comun)ista è sempre stata schiacciante durante tutti questi 40 anni di vita del parlamento europeo.
2. Dopo aver praticamente chiuso H Gemona, ora anche i nodi economici vengono al pettine, dopo che quelli socio-sanitari hanno largamente prevalso dimostrando la inefficienza della Riforma Serracchiani-Telesca. Quanto costerà tenere aperto 24/24 un PPI (non è il Partito Popolare Italiano) che non svolgerà più nè la mole lavorativa nè le complesse funzioni del precedente Pronto Soccorso ma che dovrà per legge dotarsi di medici di analoga competenza? Rapporto costi/benefici disastroso. Questo è puro scialo di denaro pubblico che meriterebbe una approfondita analisi da parte delle competenti autorità. L'unica corretta e regionevole soluzione resta quella già prospettata al n 12.

22. Follie sanitarie...
Il nuovo corso sanitario della Giunta Regionale di centro-destra sembra un kafkiano balletto pirotecnico:
1.
si vuole chiudere il punto nascita (Ostetricia) di Palmanova per riaprirlo a Latisana (dove era stato soppresso dalla coppia Telesca-Serracchiani). In questo modo si favoriscono proteste e sollevazioni popolari, specie se tali scelte non sono supportate (come pare) da motivazioni reali e pertinenti ma sono frutto di logiche politico-territoriali che nulla hanno a che fare con la tutela della salute dei cittadini il cui pensiero peraltro è totalmente condivisibile e ragionevole: in sanità non si debbono certamente fare sprechi ma non si debbono neppure perseguire "risparmi" fantasiosi sulla pelle degli utenti-pazienti, dettati da "regole" teoriche validate supinamente a tavolino, che prevedono poi anche "premi di produttività" ai dirigenti che eseguono gli ordini; la Sanità non può essere equiparata ad un' "Azienda" il cui scopo è l'interesse e l'utile del titolare; la Sanità deve perseguire l'Utilità dei pazienti-utenti-contribuenti.
2.
l'H di Gemona verrebbe trasformato in un grande "Centro Regionale di Riabilitazione Cardiologica". Solo alcune osservazioni:
a)
i cittadini del Gemonese, Tarcentino, Valcanale e Canal del Ferro non chiedono la luna ma semplicemente di poter usufruire di un servizio sanitario di base ancorchè ridotto (Medicina e Pronto Soccorso) quale era in funzione prima della Riforma del PD e non sanno che farsene di una Riabilitazione Cardiologica erga omnes (a meno che non si preveda una epidemia di infarti tra la popolazione locale); questa è infatti solo una "minestra riscaldata" che proviene dalla cucina Telesca-Serracchiani che già avevano progettato questa soluzione per tacitare gli animi più riottosi e che la nuova Giunta, con allarmante improntitudine, vuole riesumare. A chi chiede pane per sopravvivere non puoi dare le briosches (che non garantiscono affato il benessere ma portano nel breve periodo a serie complicazioni: diabete, dislipidemia, infarto...); chi ha una broncopolmonite o un infarto o un ictus non puoi curarlo con... la riabilitazione! ci vuole il personale adeguato.
b)
Se passa questo progetto, che ne sarà allora del grande Centro Riabilitativo del Gervasutta di Udine, vera eccellenza nel panorama regionale? chiuderà o resterà aperto? e gli altri centri riabilitativi sparsi in altre provincie? Risparmi o altri sprechi in vista camuffati dalla parola magica "riorganizzazione"?

23. A rischio Servizio Pneumologico
A fine dicembre 2019 scadrà il contratto con H/Università di Trieste per le consulenze penumologiche (e procedure invasive eventualmente conseguenti). Se non verrà firmato un nuovo contratto con Trieste (o preferibilmente con Udine), da gennaio 2020 tutti i pazienti che necessiteranno anche di una pur minima iniziale valutazione bronco-pneumologica (e/o procedure integrative) dovranno andare direttamente a Trieste (speriamo almeno a Udine).
E pensare che prima della Riforma Serracchiani-Telesca e della successiva (si fa per dire) Controriforma Fedriga-Riccardi a Tolmezzo (in reparto Medico) lavoravano ben due pneumologi che praticavano questa specializzazione in tutte le procedure previste (visite pneumologiche, spirometrie, broncoscopie, biopsie, BAL...): insomma tutto quanto si poteva eseguire in H Tolmezzo, a Tolmezzo si faceva tranquillamente con piena gratificazione dei medici e sommo benessere dei pazienti.
Una volta andati in pensione i due professionisti, la Direzione Generale non ebbe assolutamente la lungimiranza di assumere in pianta organica di Medicina (come lo erano i due pneumologi pensionati) almeno UNO pneumologo (ma probabilmente esiste un disegno prestabilito per depotenziare lentamente H Tolmezzo) affinchè proseguisse l'impegno pneumologico in Carnia; si preferì allora stilare una convenzione con H Trieste appunto (non con Udine: altra anomalia!) con i costi aggiuntivi degli spostamenti degli specialisti da Trieste a Tolmezzo. Follia pura!
Ci sarebbe ancora la possibilità di recuperare il tempo inutilmente perduto e di assumere subito uno pneumologo in pianta stabile in Medicina (il posto ci sarebbe, eccome), ma crediamo che la volontà politica (non solo dei politici sensu strictu ma anche dei medici politici) non vada in questa direzione ma nell'altra opposta, tutta tesa a indebolire e alleggerire H Tolmezzo. Insomma quasi un CUPIO DISSOLVI sanitario se non, in altra prospettiva, un MUOIA SANSONE CON TUTTI I FILISTEI!
Se così sarà, da gennaio 2020 saremo tutti costretti, con i nostri mezzi, a scendere a Udine (o peggio fino a Trieste) anche per una banale valutazione pneumologica. Salvo rivolgersi alle più vicine strutture private (a pagamento, s'intende).

24. Silenzio sul concorso per Primario
Tra neppure un mese l'attuale primario di Medicina andrà in pensione per raggiunti limiti di età imposti dalla Legge. Il concorso per il nuovo primario è stato bandito il 12 giugno 2019 e si è chiuso per la presentazione delle domande di ammissione il 11 luglio 2019. L'estrazione a sorte dei commissari esaminatori è avvenuta il 29 agosto.
A tutt'oggi 6 settembre 2019 non si conoscono ancora i nomi dei candidati che hanno fatto domanda di ammissione nè si conoscono ancora la data dell'esame nè il nome dei commissari estratti a sorte.
C'è dunque il rischio che tra un mese il decisivo Reparto Medico resti senza primario, con non lieve preoccupato imbarazzo di pazienti medici e popolo.

25. Lenta eutanasia di H Tolmezzo
Nell'indifferenza e nel silenzio generali, molti reparti di H Tolmezzo sono in evidente sofferenza e annaspano per restare a galla. Endoscopia Digestiva, Dialisi, Urologia lamentano gravissime carenze di medici e infermieri al punto che spesso ne risente il buon funzionamento di questi Reparti. E i medici che possono, se ne vanno verso porti sicuri. Ebbene cosa potrebbe succedere in un prossimo futuro? Non riuscendo a garantire un adeguato numero di prestazioni con un personale ridotto all'osso, alcuni Servizi potrebbero essere considerati "rami secchi" al punto da essere soppressi e tagliati per poi convogliare su Udine quei pazienti che in loco non avevano potuto trovare congrue risposte. Anche Pronto Soccorso e Medicina sono sempre in gravi difficoltà logistiche e gestionali proprio perchè, a fronte della chiusura di H Gemona, non si provvide precauzionalmente ad ampliare sia gli spazi che la pianta organica di questi due cruciali Reparti tolmezzini.
Nessuno protesta o si fa avanti. Manca o latita una figura direttiva/amministrativa apicale in grado di accogliere e soddisfare queste pressanti ed urgenti esigenze.
In questo vuoto decisionale e gestionale gli unici che potrebbero e dovrebbero intervenire immediatamente sono i politici carnici. Ebbene, dove sono e cosa fanno i Sindaci di Carnia, i Consiglieri Regionali di Carnia, i Parlamentari di Carnia? E i preti di Carnia con i loro vescovi dove si sono rifugiati? Grandi assenti o latitanti o nel migliore dei casi: muti. Tutti colti da prolungata afasia espressiva.
Intanto prosegue inesorabile la lenta agonia di un Ospedale che solo pochi anni fa era ritenuto un gioiello di funzionalità e umanità. Con la concreata prospettiva che tra pochi anni, impalpabilmente, si possa trasformare davvero in un cronicario.

26. Paolo Agostinis è il nuovo primario di Medicina di H Tolmezzo
Il recente concorso per Direttore della Struttura Operativa Complessa di Medicina Interna di H Tolmezzo, svoltosi il 19 novembre 2019, ha visto prevalere il dr. Paolo Agostinis, che tutti noi conosciamo, se non personalmente almeno di fama, per i suoi numerosi meriti acquisiti sia sul campo locale (Friuli e Carnia) che in quello internazionale (America Latina, Africa, ultimamente anche in India). Il Direttore Generale, pur potendo legalmente scegliere il nuovo primario tra i primi tre classificati, ha saggiamente preferito, conoscendo anche l'endorsement degli attuali primari tolmezzini, rispettare il verdetto della giuria commissariale, nominando primario il primo arrivato, cioè il dr Agostinis (i cui cenni biografici professionali si possono recuperare cliccando QUI) mettendo così  in sicurezza non solo il Reparto di Medicina ma l’intero H Tolmezzo in quanto il reparto Internistico rappresenta una delle colonne portanti di qualsiasi ospedale e un punto di riferimento indispensabile per i medici di base.
La stragrande maggioranza dei carnici, in parte coinvolta nel 2015 nella storica raccolta di firme, sarà certamente soddisfatta di questa decisiva nomina, considerando anche le vicissitudini personali e le umiliazioni stoicamente sopportate da questo medico in tempi recenti, ad opera di varie figure istituzionali.
Auguriamo al nuovo Primario di Medicina Interna di H Tolmezzo di proseguire (ed anzi migliorare) la operatività e (se possibile) la sollecita dedizione che hanno finora contraddistinto la sua figura.

27. Maggiori soldi alla sanità privata
Con l'approvazione della "nuova" Riforma del 4 dicembre 2019, la maggioranza di CentroDestra ha caratterizzato le sue scelte di politica sanitaria raddoppiando le risorse destinate alla sanità PRIVATA
convenzionata (dal precedente 3% a oltre il 6%) motivando tale scelta col fatto che i pazienti, a fronte di lunghe file di attesa, si rivolgono alla Regione Veneto cui il FVG deve poi pagare le prestazioni erogate. Quindi questa maggioranza, per ridurre o annullare le lunghissime file di attesa, ha reputato giusto rivolgersi alla Sanità Privata, anzichè efficientare la Sanità Pubblica che troppo spesso appare farraginosa e volutamente lenta. Due sono i punti su cui invece si dovrebbe seriamente lavorare:
1.
molto spesso i costi della sanità pubblica sono superiori a quelli della sanità privata (sempre, quando si tratta di libera professione intra moenia; spesso, quando si tratta anche del solo ticket sanitario come per gli esami di laboratorio). Già su questo versante si dovrebbe porre mano immediatamente.
2. ecco le altre necessarie leve per abolire le lunghe file di attesa:
a-
Fare funzionare le macchine (TAC, Ecografi, Risonanza...) dalle 8 di mattina alle 24 (sabato fino alle 14; domenica riposo anche per loro), dando la precedenza ovviamente alle richieste interne dell'ospedale ed alle urgenze.
b- Organizzare il personale (medici e paramedici) in turni efficienti (8-14; 14-20; 20-24) con adeguati riconosciuti compensi e recuperi per le ore notturne.
c- Non concedere la facoltà della libera professione intramoenia a medici e paramedici se il tempo di attesa supera i 15 giorni per quella singola prestazione.
d- In alternativa: abolire la libera professione intramoenia (istituto creato dal Ministro della Sanità Rosy Bindi all'epoca del governo D'Alema nel 1999, con la legge 229/1999) lasciando liberi i vari professionisti di fare ciò che vogliono e dove vogliono, una volta espletato responsabilmente e integralmente l'orario istituzionale di servizio. In 20 anni il pianeta Sanità è completamente cambiato ed oggi bisogna avere il coraggio di cambiare!
Essendo il FVG una Regione a Statuto Speciale, questo aspetto potrebbe facilmente essere risolto in ambito legislativo Consiliare; se non fosse praticabile questa via, si dovrebbe assolutamente utilizzare con coraggio il voto parlamentare a Roma.
Solo con a b c d si potranno abolire le lunghe file di attesa; chi la pensa diversamente non ha alcuna volontà politica di rimediare a tale incresciosa situazione; se poi si preferisce elargire soldi pubblici alla Sanità Privata convenzionata, dopo aver efficacemente scassinato la Sanità Pubblica (vedi lo stato attuale degli ospedali di rete), forse si potrebbe anche pensare male...

28. Il PD vorrebbe cancellare la parola "famiglia"
In un emendamento del PD alla attuale (contro)Riforma sanitaria del CentroDestra, si legge "Al comma 2 dell'art. 8 le parole "famiglia" sono sostituite dalle seguenti "rete formale e informale della persona". Pazzesco! Dopo "genitore 1 e genitore 2" il PD vorrebbe togliere la parola "famiglia" e sostituirla con questa criptica circonlocuzione per esaltare le proprie posizoni radicaleggianti, al fine di "consentire l'inclusione delle coppie omosessuali" (il cui numero peraltro è assai esiguo) in quanto il termine "famiglia" sarebbe discriminatorio nei loro confronti. Una follia ideologica davvero incomprensibile (se si pensa che le coppie omosessuali godono già di tutti i diritti loro ascritti), una profonda crisi di identità ed una incontrollabile ansia di suicidio politico sembrano attanagliare irrimediabilmente la Sinistra.

29. Il pensiero di Walter Zalukar*
Questa nuova riforma sanitaria ha il pregio di aver abrogato la riforma Serracchiani, che ha portato al massimo degrado la sanità del FVG, ma oltre a questo merito c’è ben poco altro di concretamente positivo. Infatti non vengono date chiare ed esaustive indicazioni su come far uscire la sanità dai 5 anni di sfascio, non c’è neppure un accenno di progetti idonei ad affrontare le numerose e gravi criticità esistenti, per ricostruire un sistema sanitario pubblico un tempo eccellente e ora ridotto in macerie. Serviva una pianificazione che individuasse analiticamente in una scala di priorità gli obiettivi e la loro fattibilità, le azioni e le risorse necessarie, gli strumenti di verifica e misurazione dei risultati. Questo avrebbe fatto rinascere nei cittadini la fondata speranza che un domani avrebbero potuto avere cure e assistenza di nuovo adeguate. Ma invece di decidere, questa legge enuncia una serie di principi ovvi, quali la integrazione sociosanitaria, la centralità del paziente, le cure sul territorio, ecc. ecc., concetti senz’altro condivisibili ma astratti, perché non viene indicato come realizzarli, in che tempi, con quali risorse. Al posto di progetti concretamente attuabili  abbiamo la promessa di magnifiche sorti e progressive, quindi astratti annunci proiettati nel futuro, mentre nel presente rimangono confermati i fatti concreti  dell’era Serracchiani, come il taglio dei posti letto,  lo svilimento di medici e infermieri, la soppressione di strutture e servizi. Un esempio di mancata progettualità innovativa è il mantenimento degli ospedali considerati fittiziamente unici ma articolati su due sedi distanti decine di km, quindi  con reparti “a scavalco”, assurdità organizzativa senza alcuna spiegazione razionale, ma dalle conseguenze devastanti, con professionisti pendolari a tappare i buchi di organici ridotti all’osso, perdita della continuità del rapporto fra medico e paziente, anche quest’ultimo spesso costretto a migrare, e venir meno della tanto declamata centralità della persona. E che dire del sistema di emergenza? Un modello di eccellenza ormai ridotto a un colabrodo. Che ha resuscitato immagini che credevamo sepolte nella memoria: feriti che dopo la lunga e vana attesa di un’ambulanza vengono caricati su mezzi privati che si fanno largo nel traffico con clackson e fazzoletto bianco. E questi sono i fortunati che hanno solo sofferto un po’ di più, ma i morti? E nonostante i lutti, le sofferenze, i disagi, si prosegue imperterriti per questa strada. Non c’è qui abbastanza spazio per continuare l’elenco delle criticità non affrontate, ma non si può concludere senza rilevare l’assenza di una politica del personale.
Già l’era Serracchiani si era distinta per la mancata valorizzazione dei professionisti, considerati e trattati alla stregua di meri fattori di produzione, se non addirittura irrisi definendoli “poltrone”.
Invece il personale rappresenta la risorsa più preziosa di un’Azienda sanitaria e meriterebbe quindi maggior attenzione e considerazione. Soprattutto la carenza di professionisti avrebbe dovuto consigliare misure atte a incentivarne il reclutamento, visto che medici e infermieri se possono emigrano in  regioni che offrono condizioni di lavoro migliori e climi più “amichevoli”. Appare semplicistica e inopportuna la previsione di assumere medici già in quiescenza per riempire tali vuoti.  
Altre regioni hanno scelto di  assumere i medici specializzandi degli ultimi anni di corso, un’opzione prevista dalla normativa nazionale che sembra assai più razionale ed efficace. (* già Direttore del Pronto Soccorso H Cattinara Trieste; ora Consigliere Regionale dal 2018 nel gruppo Misto).

30. Coronavirus: è tempo di riflettere... sul latte versato
In questi difficili mesi di febbraio e inizio marzo 2020 (oggi è il 4 marzo), l'epidemia del Coronavirus sta mordendo (seppure ancora debolmente e lontanamente) anche il Friuli e la Carnia. Le prospettive non sono chiare ma la popolazione sarebbe certamente più tranquilla se, anzichè disporre del solo (sempre affollatissimo) PS e di Medicina di H Tolmezzo, fossero ancora operativi anche i due analoghi Reparti PS e Medicina di Gemona. Che potrebbe succedere se anche in Carnia- AltoFriuli si espandesse l'epidemia virale? Semplicemente non avremmo le strutture gli spazi logistici il personale medico-paramedico adeguati.
Ebbene, siccome non sarebbe possibile reinventare nel breve periodo H Gemona, sarebbe quanto meno opportuno riqualificare gli attuali grandi spazi vuoti di H Gemona predisponendo ambienti adeguati per gestire le eventuali quarantene di contagiatiche dovessero rendersi necessarie nel prossimo periodo. In pochi giorni sarebbe possibile riconvertire H Gemona in un' ottima location per questa urgente contingenza, magari spostando a Gemona l'attuale reparto udinese di Malattie Infettive e ricostituendolo con maggiori servizi, più ampi spazi e più numeroso e qualificato personale, dotandolo anche di quei posti-letto attrezzati della vecchia Area di Emergenza gemonese mandata in disarmo.
Diverrebbe così un centro attrezzato e dedicato utile per tutto l’Alto Friuli (e bastante forse per l'intera Provincia), che ci consentirebbe di affrontare con maggiore tranquillità e risorse (umane e logistiche) l'imminente possibile contagio epidemico, avendo a disposizione una struttura adeguata e vicina. A fronte di questa ottima opportunità, si compirebbe un grossolano errore a voler creare all’interno di H Tolmezzo una zona dedicata ai contagiati, per il concreto rischio di infettare poi tutto l’ospedale...

31. La chirurgica vascolare di H Tolmezzo chiusa
La chirurgia vascolare di Tolmezzo che per 30 anni ha garantito il trattamento efficace delle più svariate patologie di tipo vascolare (dagli aneurismi in rottura, alla prevenzione degli ictus, alla cura arti a rischio di amputazione) da oltre 2 mesi è chiusa nel silenzio dell’informazione, occupata dalla seconda ondata pandemica.
Il pretesto è stato la nota presenza di un solo chirurgo vascolare che da solo non puo’, da oltre 5 anni, reggere il sistema delle reperibilità notturne mensili.
Nel 2015 due specialisti sono andati in quiescenza e non sono mai stati sostituti, lasciando il servizio in mano ad un solo specialista ed alla collaborazione di medici non specialisti.

La conseguenza è che da alcuni mesi la lista di attesa di pazienti arteriopatici (oltre 50 persone: aneurismi, carotide, ischemie di arti) è bloccata e, ben che vada, andrà ad aumentare la già rilevante lista d’attesa di Udine che soffre dalle limitazioni del periodo Covid ed indirettamente andrà ad aumentare la mortalità e morbilità di queste malattie; come se non bastasse le visite di chirurgia vascolare sono rimbalzate a Udine, ovvero ad un paziente della Carnia, che verrà a fare una visita di chirurgia vascolare a Tolmezzo o a Gemona, verrà consigliato di riorganizzarsi una visita per le decisioni terapeutiche presso la chirurgia vascolare di Udine, in spregio alla prevenzione e alla tempestività delle cure di tutta la popolazione montana.
Questo è un grave vulnus per la montagna, in un momento storico in cui si parla di assicurare la prossimità delle cure in particolare ai pazienti anziani (di cui è composta la maggior parte dei paesi della Carnia).
Sarebbe bastato coprire le reperibilità notturne in collaborazione con i medici di Udine o con l’inserimento di uno specialista o contratto o meglio ancora in pianta stabile a Tolmezzo per sostenere il servizio esistente.
Molte sollecitazioni in un’ottica di integrazione con l’ospedale di Udine avevano portato nel 2019 il commissario straordinario dell’azienda unica alla discussione di un documento di attività in rete con Udine, ma a nulla è stato dato seguito nel 2020. L’ospedale di Tolmezzo ha una storia consolidata di chirurgia vascolare con un know how che riguarda le sale operatorie, l’anestesia-rianimazione, il reparto di assistenza, la fase diagnostica, quella post operatoria e quella riabilitativa.
Negli ultimi 5 anni, pur in presenza di un solo specialista, mediamente sono stati trattati chirurgicamente circa 170 pazienti per patologie vascolari arteriose e circa 60 per le meno gravi patologie venose. Le procedure chirurgiche/endovascolari/o miste sono circa 350. Le visite di chirurgia vascolare 900, gli eco-doppler 4500 e le medicazioni per ulcere circa 2500.
Dal punto di vista epidemiologico la montagna è fortemente impegnata nella lotta alle malattie vascolari; la patologia del sistema circolatorio è, per incidenza, in costante crescita per via della popolazione molto anziana e che vive in condizioni di lontananza dai centri di cura.
Un gravissimo rischio per la nostra comunità perdere risposte adeguate alla popolazione di riferimento che garantiva la presa in carico del paziente chirurgico prima, durante e dopo l’intervento chirurgico, con qualità della prestazione, tempi di attesa rispettosi delle situazioni cliniche ed in sinergia con le altre discipline. Tolmezzo 16 novembre 2020

 


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