Il convegno sui problemi della montagna

interventi dal n. 31 al n. 40

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  1. NE’ CARNE NE’ PESCE

  2. GIOCO DI PAROLE

  3. I CJARGNEI NO SON CUDUMARS! 

  4. LA PROVINCIA DELLA CARNIA - PER NON PERDERSI IN CHIACCHIERE

  5. UNA PROPOSTA DECENTE: TOGLIERE LA PAROLA

  6. LA CHIAVE PER SALVARE LA CARNIA

  7. PAULARO, dove il popolo si fa sentire

  8. L' ULTIMO PEANA

  9. DIES IRAE PA CJARGNE

  10. IL SUCCESSORE DI BATTISTI

NE’ CARNE NE’ PESCE (int. 31)

Mario Gollino, uno dei 30 saggi del Convegno Diocesano sulla Montagna, continua a proporre (Relata refert? tradotto: Ambasciator non porta pena. Ma: ambasciatore di chi?) sulla stampa locale l’ipotesi della Provincia della Montagna cosiddetta “regionale”: una provincia virtuale che non si trova in alcuna parte d’Italia, ma solo nella sua testa ed in quella di coloro che lo mandano avanti. Cos’è la provincia di Gollino e dei suoi mandanti? Eccola: una provincia senza prefetto, senza questore, senza  intendenza di finanza, senza provveditore agli studi, senza comando carabinieri, senza soprintendenza alle belle arti, senza targa, senza ispettorati, senza popolo, senza… Insomma una provincia SENZA TUTTO, una succursale di Udine con il nome di Provincia: un bidone vuoto, che servirebbe solo agli imprenditori per farci piovere dentro contributi e finanziamenti pro domo sua. Un surrogato, un succedaneo, un fantasma, un puro parto di fantasia politica interessata. Ma che ci fa la Montagna con questa Provincia che: 1. non annulla i carrozzoni esistenti (CMC, Consorzi, Agemont…). 2. non garantisce alcuna autonomia politico-amministrativa. 3. non permette quella visibilità nazionale ed europea di cui la Carnia ha assolutamente bisogno per decollare.  4. non consente al popolo sovrano di esprimere il suo parere. Piuttosto che una provincia del genere è preferibile stare con il male che si ha (in questo caso il rimedio sarebbe ben peggiore del male) e che ci porterà diritti alla tomba in un decennio, entro cioè il prossimo “grido muto” che immancabilmente si leverà. Ma io scorgo in questa proposta di Gollino (che non è né carne né pesce) il corrispettivo del Vicariato Episcopale per la Montagna (che non è né carne né pesce) proposto dal libretto del Convegno a pag. 32. Infatti se la Curia, tramite Gollino e la VITA CATTOLICA, avesse proposto la PROVINCIA AUTONOMA, come avrebbe potuto negare la DIOCESI di Zuglio? Proponendo invece questa NON-PROVINCIA  può tranquillamente proporre la NON-DIOCESI (il Vicariato): entrambe sono le due facce della stessa medaglia di latta (di bande) che vorrebbero appuntare sul petto inorgoglito della Carnia che conta. Ma questo giochetto è stato subito scoperto dai carnici meno intelligenti e che non contano. Fervorino finale: se qualcosa di buono dovesse mai arrivare alla Carnia, questo arriverà forse da Trieste, non certo da Udine, che in Carnia ha troppi interessi.

GIOCO DI PAROLE (int. 32)

Il GRIDO  MUTO della Diocesi di Zuglio è soffocato dall’ASSORDANTE SILENZIO della Curia Udinese.

I CJARGNEI NO SON CUDUMARS! (int. 33)

Che le Cjargne no je piardude , ma une des zonis plui vivarosis dal Friul culturalmentri e socialmentri , us al dis un basarul.
No stait però a incjocasi di zocs di ingjengnerie istitutzional virtuos e sflandoros , cul riscjo di cjatasi insomp cun t'un NUJE.
Parce le comunitat montane no lavie ben ? No veve bez ? No veve podes ? Bastave daurje. No are rapresentative dal popul ma dai partits ? Alc si podeve studia .
Parce ogni doi mes o fevelin di istituzions gnovis , imprest aministratif , e dut al reste come prime ?Friuli storico, Provincia dell'Alto friuli, provincia regionale , provincia sperimentale, coalizione tra comuni , distretto del fico secco e intant , pur jessint simpri mancul autonomos ripsiet a Venit e vie discorint , di cetant ise incressude le spese in Friul VJ dai dipendents publics?
Insome faseit alc se uris a nivel istitucional , ma pensait daurman a ce fa , a tros bez che us dan pardabon ( duncje no bez trasferits ma free capital c'o podeis decidi vuatris d'indualà dopra ) .
Us propon tre temis di fonde pal svilup de Cjargne :
1. Gnovis tecnologjs : cablait daurman entro il 2003 ducj i pais , a mancul chei des valadis , cu lis fibris otichis e soredut trasfereit i centris tecnologjchis no a Damar ( juste a miezore di Udin ma a 1 ore di Fors di Sore ) ma tes valadis.
2. Svilup dal teritori rural : le agriculture/silviculture e-je l'imprest par difindi il teritori. Le cjargne e à une miniere in cusine , cetanc prodots tipics di valoriza . Riscuviarzin le filiere dei prodots tipics e des vielis razis di vacjs : la zootecnie e pos ricostrui il paisac . Utilizin il teritori , le manutenzion dal teritori par produsi biomassis a scopo energjetic , par daj ancje un sparaign ai citadins e a lis aministrazions tai coscj di riscjaldament ( mancul ICI e c vie indenant ).Ce spietaiso il scont di cui ? Cjalait i carinzians ce che fasin ?. Difindin il teritori de aghe e valorizin le risorse aghe che le plane andà varà bisugne . Le UE darà simpri mancul bez par difindi i presis de blave , soe e vie discorint , e simpri plui par i servicis ambientai de agriculture/silviculture.
3. Vint une socjetat cablade il teritori vif , interesant , gjoldibil, il turisim al pos cjata te lenghe furlane le suaze par qualificasi e caraterizasi . Le lenghe furlane al è l'imprest identitari c'al pos daj a vuatris , ai cjargnei , che l'orgoglio de vuestre tradizion , e chel rispiet par vuatris stés a nivel individual , che a votis lis dificoltats us fasin piardi .
Vonde cun lis strutturis burocratichis, dipendents publics , le cjargne no à bisugne di imprescj sperimentai par impara a autogovernasi . No veiso mighe vude le mezadrie e j sotans !
Pluitost cetanc bez sono disponibii pluitost di Intereg III, Leader +, Obb.2 ,reg.1257/99, Regjon FVJ , Stat talian, Bancjs?
Trops larano in studis e trops in azions?
Cjargnei ringraciait le Glesie che us dismof, ma visaisi c'al'è stat chel taramot di Pre Checo a sburta i furlans ( cjargnei e bassarui ) a riscuviargi le risultive dal autonomisim, mighe Zaffonato ? No contestait a le Glesie di fa ce c'o veis di fa vuatris . Le Glesie e je une istituzion , plui "organiche " di atris ancjemò in qualchi luc, ma la comunitat e à di risolvi dibbesole i problems . Fuarce c'o veis dut par fajale, o se no o vareis inventat une gnove vicende par empla par dibant lis colonis dal Gazetin.
Stiefin bassarul , 1/4 cjargnel.3/4 furlan. 100% citadin dal mond. inamorat de mont

LA PROVINCIA DELLA CARNIA
PER NON PERDERSI IN CHIACCHIERE
(int. 34)

Assieme ad alcune stravaganze, come quella del traforo della Mauria o "pensate" del tipo:
"Gli strumenti legislativi ed i mezzi necessari per la messa in atto di una politica realmente efficace, capace di restituire alla montagna un ruolo concreto nella società europea del nuovo millennio, devono assumere i caratteri della più ampia generalità possibile nello spirito delle deliberazioni europee…" (ma che vuol dire?), ho sentito durante l'incontro di lavoro, tenutosi a Tolmezzo lunedì 16 Ottobre, in preparazione del Convegno sui problemi della montagna, molte idee concrete, ed alcune proposte interessanti. Ve ne sintetizzo alcune:
· … le popolazioni della montagna hanno sempre sentito moltissimo il bisogno dell'autogoverno
· ….il dato terribile è che l'Unione Europea non conosce la parola montagna.
Nel trattato istitutivo dell'Unione Europea non si parla mai di montagna, si parla di coesione
sociale, si parla di aree svantaggiate, si parla nelle migliori delle ipotesi di agricoltura di
montagna. Ma il problema montagna, quello che sono i diritti dei cittadini della montagna è un
tema totalmente ignoto.
· …senza un riconoscimento al fatto che vivere in montagna è più costoso e più difficile, più pericoloso e che quindi questo vivere in montagna ha bisogno di una serie di aiuti di regimi di norme e di diritti particolari, qualsiasi nostra azione nel futuro rischia di essere vanificata.
· …se no ci sono radici forti non c'è identità e se non c'è identità non c'è coscienza di sé e del proprio valore, del proprio lavoro. L'identità è data dalla coscienza di essere ed appartenere ad un territorio definito, di avere una propria lingua,. Tradizione… ognuno deve essere cosciente della identità della propria vallata.
· … investire in montagna non è fare beneficenza "a dei poveri montanari", ma è investire per l'intera collettività regionale e nazionale.
· …io credo che se continua così sarà la pubblica amministrazione a riaprire anche le osterie nei paesi, perché i paesi hanno bisogno di luoghi di incontro ed anche di animatori.

Il discorso e la riflessione sono stati più ampi di quello che qui si possa dire o riferire.
Si è finito con il discutere sulla provincia della montagna e qui le idee e le proposte sono quasi superiori ai partecipanti.
Se continuiamo a discutere non perverremo a nulla!
Occorre che almeno i 28 comuni della Carnia si accordino per chiedere la "Provincia della Carnia" che possa rappresentare un primo passo di autogoverno.
I 28 comuni potrebbero invitare i propri cittadini ad esprimersi sulla adesione o meno di questa "Provincia della Carnia" che governerà, programmerà, gestirà, (si vedrà come e con quali mezzi potrà svolgere le sue funzioni) ma che comunque esisterà, finalmente per l'Europa e per i Carnici.
Altri paesi potranno aggregarsi, ma intanto è importante partire.
Se il Convegno riuscirà a promuovere questa prima scelta davvero non sarà stato inutile. Se per ciò non spenderà una parola allora non ci resterà che chiedere il ripristino della Diocesi di Zuglio, a cui, comunque, prima o dopo ci arriveremo.

UNA PROPOSTA DECENTE: TOGLIERE LA PAROLA (int. 35)

Anche il III Workshop svoltosi a Tolmezzo il 16 ottobre scorso si è trasformato in una rimpatriata di vecchi democristiani (e pochi socialisti), molti dei quali in quiescenza politica, troppi in spe (servizio permanente effettivo) sotto altre bandiere. Hanno monopolizzato con le loro chiacchiere tutta la lunga serata; relatori e intervenuti hanno di nuovo avuto un palcoscenico immeritato per parlarci addosso e bombardarci coi loro luoghi comuni e con i loro "pia desiderata" più ovvi e banali. Tutti questi ex democristiani ed ex socialisti non hanno alcun titolo morale per parlare sui mali e sulle prospettive della Carnia, ridotta così proprio da 50 anni di regime social-democristiano. Che senso ha? Come possono essere credibili e autorevoli coloro che, in 50 anni di potere assoluto, hanno (direttamente o indirettamente) ridotto così la Montagna? Come può essere credibile e autorevole questo Convegno pieno zeppo di ex DC? Spero che ora i responsabili (diretti o indiretti) di tanto disastro non si atteggino a vittime e non si straccino le vesti scandalizzati davanti a questa PROPOSTA DECENTE: togliere la parola a tutti coloro che non hanno alcun TITOLO MORALE per parlare, sia relatori che pubblico.

LA CHIAVE PER SALVARE LA CARNIA (int. 36)

Io sono persuaso, dopo aver seguito 3 WS in diretta (dove i preti sono sempre più assenti e muti) e dopo avere letto tutte queste pagine, che l'unica soluzione per salvare la Montagna ce l'ha in tasca SOLO la Chiesa. Solo con la DIOCESI DELLA MONTAGNA sarà possibile scardinare l'apatia dello Stato e della Regione FVG nei confronti della montagna e farla emergere dalla indifferenza. Ogni altra chiave di lettura è falsa e ingannevole, compresa la storia infinita della provincia che nessuno darà mai perché la sua impalcatura è ordita con trame e trabocchetti ad ogni passo. Ma la Chiesa darà mai la Diocesi alla Montagna? Io credo di no perché creare una diocesi, senza o contro lo stato italiano, senza o contro la classe politica, è uno sgarbo che la istituzione religiosa non può permettersi, senza il rischio di creare fratture interne ed esterne. E così la Chiesa-gerarchia preferirà ancora una volta il potente all'emarginato, il certo all'incerto, lo status quo alla profezia. Ma io ritengo che anche i preti di Carnia, nella loro stragrande maggioranza, non vogliano affatto la diocesi di Zuglio (altrimenti si farebbero ben sentire), preferendo la situazione attuale, con un vescovo il più possibile lontano e assente.

PAULARO, dove il popolo si fa sentire (int. 37)


Il 17 ottobre si è svolto nel centro studi di Paularo un estemporaneo mini-Workshop fuori-serie, organizzato dalle ACLI locali. Relatori sono stati: il prof. Giovanni Canciani, uno dei 30 saggi del Convegno, il quale ha delineato un sintetico ed efficace profilo storico della Carnia; Mario Gollino, uno degli organizzatori del Convegno, il quale ha riproposto i suoi studi statistici sulla economia di Carnia; mons. Angelo Zanello, arcidiacono di Tolmezzo, il quale ha ribadito gli scopi del Convegno ed ha impegnato la propria onorabilità e credibilità per la riuscita di questo Convegno con risultati concreti "hic et nunc". Tra coloro che hanno poi preso la parola si segnalano in particolare: don Titta Del Negro che ha ribadito, accanto alla Provincia Autonoma, la necessità di qualcosa di più che non il semplice Vicariato proposto dall'Arcivescovo e che non soddisfa affatto le esigenze di Carnia; don Titta chiede insomma la diocesi di Zuglio, pur senza nominarla. Sergio Tiepolo, attuale sindaco di Paularo, ha sottolineato che quel poco che è stato fatto per Paularo (viabilità) è stato ottenuto "grazie alle disgrazie" periodiche delle alluvioni ed ha richiesto ufficialmente la costituzione di una vera Provincia Autonoma, alla pari di UD, PN o GO, escludendo la cosiddetta "provincia regionale" sostenuta da Gollino e dalla Chiesa ufficiale, che sarebbe solo un ennesimo carrozzone burocratico svuotato di contenuti veramente democratici e di autonomia effettiva. Anche Alvio Di Gleria, ex DC, si è detto favorevole alla vera Provincia Autonoma che sostituisca tutti gli Enti intermedi attuali, rilanciando la unità tra tutti i comuni di Carnia per arrivare ad un tanto. Gli interventi di altri ex DC (Plozner attuale presidente di APT-Carnia e Revelant, entrambi già sindaci di Paularo) hanno ribadito problematiche e soluzioni già note fin dai tempi dell'era democristiana. Ulteriori interventi hanno messo a fuoco altri aspetti: il pendolarismo, la mancanza di prospettive future, l'assenza di opportunità lavorative in loco, il grande impegno dei giovani a Paularo, il volontariato, il degrado ambientale… Da sottolineare infine la caduta di un tabù: è stata finalmente riconosciuta pubblicamente la validità e la tempestività di questo SITO INTERNET di CJARGNE ON LINE, che viene contattato giornalmente da molti carnici e friulani, interessati alle problematiche qui evidenziate. Questo incontro di Paularo ha avuto il sapore della genuinità e della immediatezza e non è stato filtrato dalle solite alchimie professorali o politiche, che piegano a proprio vantaggio qualsiasi intervento diverso. Qui la gente ha espresso davvero le proprie idee, senza timori reverenziali e con la schiettezza tipica dei paularesi. Anche se la sensazione a tratti è stata quella espressa da Revelant: DUM CARNIAE CONSULITUR, a Trieste si spartiscono i miliardi!

L' ULTIMO PEANA (int. 38)

Sono rimasto davvero sorpreso nel ricevere l'opuscolo riguardante il Convegno promosso dalla Diocesi di Udine sui problemi della montagna. Siamo alle solite. In questi ultimi trent'anni mi sono reso conto che questi convegni non servono a nulla o quasi. Basti pensare all'Assemblea del clero del 1975, all'Assemblea dei giovani, al Sinodo diocesano: il tutto è rimasto sulla carta. Qualche volta un incontro personale serve più di decine di riunioni. La cosa grave di questo convegno è il fatto che ad essere snobbati sono stati proprio i preti che vivono da anni sul territorio e che meglio di altri conoscono problemi e difficoltà che si vivono da queste parti. Per risolvere i problemi della montagna: spopolamento, lavoro, infrastrutture, viabilità, turismo ecc. non servono le chiacchiere ma fior di miliardi che non si reperiscono di certo in Curia. Mi auguro, comunque, che l'ultimo (almeno si spera) "peana" del Battisti non si risolva in una ennesima bolla di sapone.

DIES IRAE PA CJARGNE (int.39)

Negli ultimi 16 anni, e precisamente dal 1984 al 1999 compreso, presso l’Ospedale di Tolmezzo sono stati effettuati 1281 aborti volontari, che burocraticamente ed eufemisticamente vengono definiti “IVG” (interruzione volontaria gravidanza). Ecco lo specchietto riassuntivo:

1984

86

1985

73

1986

64

1987

69

1988

60

1989

47

1990

42

1991

33

1992

65

1993

80

1994

101

1995

77

1996

107

1997

137

1998

124

1999

116

                                        In 16 anni     1281 ABORTI

 

A fronte delle continue, naturali e costanti morti, vi è un progressivo, innaturale e inarrestabile calo delle nascite. I 1281 aborti rappresentano dunque assai bene quelle 1281 vite appena iniziate e già finite. 1281 vite che avrebbero potuto oggi colmare quei vuoti paurosi che si stanno inesorabilmente aprendo nei nostri paesi, nei nostri asili, nelle nostre scuole, nelle nostre chiese, nelle nostre case. 1281 vite che avrebbero potuto riannodare quel filo di speranza che è stato ineluttabilmente reciso negli ultimi anni da tanti fattori esterni e tantissimi problemi interni. 1281 vite che avrebbero potuto esserci e non ci sono. Per colpa nostra, complice lo Stato.

Nota storica

Il Parlamento italiano  il 29 maggio 1978 approvò la legge 194, promulgata e controfirmata dai ministri (tutti democristiani): Tina Anselmi (Sanità), Paolo Bonifacio (Guardasigilli), Giulio Andreotti (Presidente del Consiglio) e Giovanni Leone (Presidente della Repubblica). Orbene nessuno di costoro fu mai scomunicato “latae sententiae” dalla Chiesa Cattolica, così come invece sono scomunicati tuttora coloro che abortiscono o fanno abortire. Inoltre vale la pena di ricordare che l’ABORTO PROCURATO è un PECCATO MORTALE cosiddetto RISERVATO, per il quale si può essere assolti solamente dal vescovo o da un suo espresso delegato. Per inciso ricordiamo che re Baldovino del Belgio, per non dover firmare una legge analoga, venendo così meno ai propri principi religiosi e morali, si dimise per due giorni da re. A favore di questa legge votarono con convinzione: PCI, PSI, SIN.INDIP., PSDI, PRI, PLI. Contro invece si espressero formalmente: MSI, DC e DEM.NAZ. oltre che, per motivi opposti, Democrazia Proletaria e Radicali che puntavano sul referendum per ottenere una maggiore permissività. Ricordiamo che in quell’anno memorabile 1978 (assassinio di Aldo Moro, morte di Paolo VI) era stato costituito il IV Governo Andreotti, un monocolore DC, appoggiato dall’esterno e per la prima volta, oltre che da socialisti, socialdemocratici e repubblicani, anche dai comunisti, che insieme formarono così un ULIVO “ante litteram”.

La Legge

Ma torniamo a quella Legge, il cui titolo è: “NORME PER LA TUTELA SOCIALE DELLA MATERNITA' E SULL'INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA”.

Questa legge, che pochissimi hanno davvero letto, è composta da ben 22 articoli, la cui integrale lettura sarebbe a tratti incomprensibile o noiosa. Citiamo, per sommi capi, i punti salienti di questa legge dello Stato italiano, che tutti sono tenuti a rispettare. Nell'art.1 si dice: “L’interruzione volontaria della gravidanza non è un mezzo di controllo delle nascite…”  Nell' art. 2 si legge : “I consultori familiari… assistono la donna in stato di gravidanza, informandola sui diritti.. contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza.” Andiamo oltre: l'art. 4 recita: “...per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi 90 giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza o il parto o la maternità, comporterebbero un serio pericolo per la sua salute psichica e fisica…” E ancora l'art. 5 recita : “…il consultorio e la struttura socio-sanitaria hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di IVG sia motivata da condizioni economiche o sociali o familiari, di esaminare le possibili soluzioni dei problemi proposti e di aiutarla…

Riflessione finale

- La legge 194 comprende ed esprime uno spirito ed un senso che a noi francamente sembrano traditi nella realtà quotidiana dei fatti. Si rispetta davvero questa Legge dello Stato (almeno alla pari del Codice della Strada), così come è stata voluta e promulgata dal Legislatore? Esiste un qualche controllo nell’applicazione di questa legge, come succede per le altre leggi dello Stato? Questi sono dubbi più' che legittimi, che sorgono quando nell’arco di 16 anni si rilevano 1281 aborti nel piccolo Ospedale di Tolmezzo, su una popolazione di 40.000 anime.

- I rappresentanti del popolo sono al corrente di questa grave situazione che sta minando l’essenza stessa del popolo carnico? Si rendono conto che la Carnia sta morendo, anche a causa di una forse troppo disinvolta applicazione di una legge dello Stato, troppo affrettatamente approvata 22 anni fa?

- E soprattutto: perchè i democristiani, dispersi nel POLO e nell’ULIVO, non hanno mai cercato di rimediare agli irreversibili errori del passato e di controbilanciare i disastrosi effetti demografici e morali di questa legge con una più assennata politica a favore della famiglia (quella vera) e dei figli sopravvissuti?

- Certo, qualche gruppo isolato di cattolici lancia ogni tanto una piccola sfida: ultimamente taluni propongono di spostare la titolarità dei diritti civili “dal nato al concepito”, volendo così perseguire il riconoscimento dei pieni diritti alla persona umana fin dal suo concepimento e non solo al momento della nascita. Sono piccoli segnali certamente che vanno in controtendenza ma che tuttavia, seppure necessari, non appaiono ancora sufficienti ad arrestare il lento ma inesorabile declino della Carnia.

RITENGO CHE IL CONVEGNO DEBBA AFFRONTARE ANCHE QUESTE TEMATICHE  e non solo aspetti economico-politico-istituzionali, ruotanti tutti attorno alle "palanche". A meno che non si abbia paura di urtare la suscettibilità dei non-credenti. O no?

IL SUCCESSORE DI BATTISTI (int. 40)

Da molti mesi la notizia della nomina del nuovo arcivescovo di Udine rimbalza periodicamente sui mass-media locali: dopo i primi nomi "bruciati", pareva avesse molte chanches un ausiliare di Milano, mons. Francesco Coccopalmerio (o forse è stato bruciato ad arte anche costui?). Ultimamente tutti i possibili candidati interpellati hanno gentilmente ma recisamente declinato l'invito, ben conoscendo la situazione della Arcidiocesi di Udine. Del resto tra i preti ed i laici friulani interpellati dalla S. Sede, era emersa la netta opposizione alla nomina di un presule friulano, meno ancora se carnico. Così Roma si è vista recapitare nuovamente la patata bollente e non sapendo più che pesci pigliare, si è rivolta direttamente alla Parola di Dio. Il card. Moreira Neves, presidente della Congregazione dei Vescovi, ha così aperto a caso il Vangelo, imbattendosi nella parabola del fattore infedele, che, in previsione dell'imminente licenziamento, ha chiamato i debitori del suo padrone e ne ha condonato parte del debito, per ingraziarseli. Colpito da questa folgorazione evangelica, il card. Moreira Neves ha immediatamente convocato a Roma mons. Battisti e gli ha chiesto a bruciapelo:" Quanti anni hai?". Battisti stupito risponde: "75". Il cardinale allora gli dice: "Siediti e scrivi: 55." E fu così che mons. Battisti restò seduto in Udine per altri 20 anni, con la prospettiva di altri due Convegni sulla Montagna.

 

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