Il convegno sui problemi della montagna

interventi dal n. 11 al n. 20

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  1. INTERVISTA VIRTUALE ALL'ARCIVESCOVO BATTISTI
    ARCIVESCOVO DI UDINE

  2. PAROLE, PAROLE, COME CONVEGNI, CONVEGNI !

  3. O capìs

  4. Se questa è la Carnia 

  5. O ALCI I MIEI VOI VIERS LIS MONTAGNIS

  6. La retorica del “Grido muto”

  7. IL NODO DI SALOMONE 

  8. LA PROVINCIA DELLA MONTAGNA: PERCHE’?

  9. LA LETTERA DI UN PRETE DI CARNIA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE FVG

  10. Premio fiscale

 

INTERVISTA VIRTUALE ALL'ARCIVESCOVO BATTISTI
ARCIVESCOVO DI UDINE
(int. 11)

Vogliamo innanzitutto ringraziare il nostro Arcivescovo se acconsentirà a questo estemporaneo e singolare colloquio con la Carnia che questo SITO INTERNET, seppur informalmente, qui umilmente rappresenta.

La Carnia, e la montagna friulana più in generale, soffrono una situazione del tutto peculiare dovuta a molteplici cause, che possono essere sinteticamente riassunte in una parola emblematica: EMARGINAZIONE.

Su tale constatazione, da tutti ampiamente riconosciuta, intendiamo iniziare questo dialogo con il nostro Vescovo.  

1. Anno Domini 1967: la Chiesa udinese, nella sua stragrande maggioranza di 529 sacerdoti, pubblica una MOZIONE DEL CLERO FRIULANO sulla situazione socio-economica del Friuli e della Carnia, elencando in un lungo quaderno di doglianze i problemi più urgenti di allora. Grande scalpore tra i politici, rapido adeguamento della gerarchia ecclesiastica, normalizzazione.

Anno Domini 1987: il Clero carnico, nella sua totalità, esprime un documento ufficiale dal titolo PROBLEMI  SOCIO-ECONOMICI DELLA MONTAGNA, che viene presentato dall’ allora vescovo ausiliare mons. Brollo e sul quale anche Lei esprime delle puntuali riflessioni ( “ abbiamo avvertito  con sofferenza e preoccupazione lo stato di degrado socio-economico della zona montana ” e ancora “  è tutta la chiesa udinese che soffre il delicato  e drammatico momento di emarginazione socio-economica”).

Anno Domini 1987: dai politici di allora viene partorito il famoso PROGETTO MONTAGNA, benedetto anche dal clero friulano e dichiarato fallito il 30 marzo 1998 dalla stessa regione FVG presso la CMC di Tolmezzo.

Negli anni successivi si approntano altri  progetti: AREE DI CONFINE, ZONE MONTANE, PROGETTO 5 B, PROGETTO CONVER, INTERREG, PROGETTO LEADER e altri ancora.

LA CARNIA oggi e tutta la montagna friulana (51,9 % della Provincia di Udine), si ritrovano in una situazione ben peggiore: lo spettro della disoccupazione si è materializzato, l’abbandono e il degrado del territorio sono visibili a tutti,  il tessuto socio-culturale appare lacerato in più punti, la speranza si va spegnendo. Cosa dice OGGI il pastore alle sue pecorelle più lontane e più  emarginate ?..  

2. VorreMMO rileggere la conclusione del documento del 1987 : “ Anche la Chiesa della Montagna , pur sempre presente e attiva nelle singole parrocchie, sente di aver mancato per non aver saputo in questi ultimi tempi coagulare in un’unica corale voce le istanze per la salvaguardia della dignità della sua gente; lo fa ora nella consapevolezza che non può rinunciare alla sua missione, che è quella di stare dalla parte dei poveri e degli indifesi; oggi la Carnia e il Canal del Ferro hanno bisogno di questa voce;  se mancasse a questo suo dovere, la gente avrebbe ancor più motivo di paura  e di fuga. La Chiesa  vuole invece dare una mano a tutti coloro che vivono in montagna  affinchè non perdano la fiducia nelle istituzioni e soprattutto non perdano la speranza” Così si concludeva il documento della Chiesa nell’allora 1987.

Sono passati OLTRE 13 anni. Quali sensazione ha suscitato in Lei la lettura di queste parole ?  

3. Il 1996 ha anche visto la partenza del vescovo ausiliare e titolare di Zuglio, Pietro Brollo, verso Belluno. La titolarità di Zuglio è stata poi attribuita ad un vescovo del Kenia, mons. Alfredo Arap Roich, di 45 anni ed ora è passata al vescovo Mario Zenari, nunzio apostolico in Costa d’Avorio. Tale scelta, pur costituendo solamente un titolo onorifico, ha però suscitato forti perplessità in Carnia perché si CONTINUA a ritenere la sede vescovile carnica un puro attributo virtuale, svuotato di ogni significato pastorale. Non ritiene che l’antica diocesi di Zuglio abbia oggi tutte le carte in regola per rinascere dall’oblio della storia?  

4. La CEI ha pubblicato nel 1995 una importante e stupenda nota pastorale, che tutti dovrebbero tenere in casa: “ STATO SOCIALE ED EDUCAZIONE ALLA SOCIALITA’”. In essa si affrontano vari problemi: la crisi dei valori, la crisi dei partiti,  la crisi della moralità amministrativa, la crisi della moralità economica. Si parla dei diritti e dei doveri di cittadinanza. Si discute dell’autonomia e dei principi animatori dello stato sociale : sussidiarietà, solidarietà e responsabilità.

In questi primi 50 anni della Repubblica Italiana abbiamo però avuto CENTRALISMO ESASPERATO anzichè sussidiarietà;  ASSISTENZIALISMO DIFFUSO anzichè solidarietà; IRRESPONSABILITA’ MORALE E POLITICA anzichè responsabilità.

La nota della CEI conclude  molto chiaramente :” Lo stato sociale non va smantellato nè svenduto al migliore offerente. Non va confuso però con lo stato assistenziale (che in realtà brucia la solidarietà e toglie il senso di responsabilità) nè con lo stato clientelare ( che alimenta divisioni di gruppi e di corporazioni e che genera  dipendenze, intolleranze, rifiuti,ingiustizie e conflitti)”. Come riesce a conciliare questi precisi e ragionevoli richiami con la realtà italiana odierna, sorda a questi appelli ?  

5, Nel 1991 la CEI ha pubblicato una nota pastorale dal  significativo titolo “EDUCARE ALLA LEGALITA’”, quasi presentisse l’ imminente terremoto politico italiano. In questo documento si leggono riflessioni profetiche : “ i vescovi sono preoccupati per una situazione che rischia di inquinare profondamente il nostro tessuto sociale se non viene affrontata con tempestività, energia e grande passione civile”. Sappiamo come sono andate poi le cose. Il tessuto friulano e in parte anche quello carnico sono profondamente inquinati ad ogni livello. In quella nota pastorale, la CEI indicava anche i possibili rimedi: chiare e legittime regole, trasparenza  e verifica, stabilità delle leggi, efficienza delle strutture sociali, privilegio degli interessi giusti, evitare guerre tra poteri. Oggi la situazione appare esattamente contraria a quella prospettata allora dalla CEI. Perchè, vescovo Alfredo ?

6. Ancora in quella nota del ‘91, la CEI faceva espresso riferimento alla ECLISSI DELLA LEGALITA’, quasi possedesse delle antenne speciali che captassero in anticipo i sommovimenti sociali italiani. Vi è un passaggio interessante che dice :” non meno inquietante è poi la nuova criminalità dei colletti bianchi che volge a illecito profitto la funzione di autorità  di cui è investita, impone tangenti a chi chiede anche ciò che gli è dovuto, realizza collusioni con gruppi di potere occulti e asserve la pubblica amministrazione a interessi di parte”. Vescovo Alfredo, perchè la Chiesa non appare più autorevolmente MAGISTRA ?  

7. Citiamo un altro passo  di EDUCARE ALLA LEGALITA’ : “ il Parlamento corre il rischio  di essere ridotto a strumento di semplice ratifica di intese realizzate al suo esterno; anche all’interno dei partiti il gruppo di vertice può giungere a imporre le sue scelte sulla base di contrattazioni fatte all’ esterno dei partiti stessi”. Più avanti vi è un intero paragrafo dedicato ai cattolici impegnati in politica, che vengono discretamente redarguiti. Insomma, vescovo Alfredo, non si salva proprio nessuno oggi in Italia ?  

8. Vi è un documento della CEI del 1993 che titola “IDENTITA’ NAZIONALE, DEMOCRAZIA E BENE COMUNE”. In esso si affrontano gli attuali temi della Unità dello Stato italiano, del federalismo e delle autonomie. Vi si trova un rapido excursus storico della formazione dello stato centralista italiano che viene definito (cito testualmente) “ Nazione forzata: forzata perchè opera di una minoranza, attraverso un’azione essenzialmente politico-diplomatico-militare, con un intento anche di rivoluzionaria rottura nei confronti della tradizione cattolica dominante nel Paese. Quello che si è formato è uno stato nazionale a conduzione oligarchica e accentrata, da cui le molte entità subnazionali e le relative culture vennero escluse perchè negate.  E’ uno stato unitario nella forma ma non nella sostanza perchè non costruito su una coscienza nazionale”.Nè il Fascismo nè la Democrazia Cristiana sarebbero poi mai riusciti a modificare tale situazione. Sono affermazioni di un peso politico indubbio che male si accordano però con le più recenti prese di posizione della gerarchia cattolica italiana, che sostiene invece uno stato unitario e indivisibile, quasi fosse un dogma. Come valuta il problema ?  

9. L’ Italia è entrata nell’ Euro nonostante il vertiginoso deficit di 2,5 MILIONI DI MILIARDI. Vi era e vi è forte perplessità, specie oggi con il dollaro a 2.200 lire e l’EURO a picco.  La CEI, sempre nel medesimo documento del ‘93, IDENTITA’ NAZIONALE, diceva testualmente“ Il rischio sembra ormai essere quello di entrare in Europa come extracomunitari con passaporto italiano” E’ solo una battuta o  è stato un amaro presentimento.

10. VERITATIS SPLENDOR. E’ l’ enciclica morale della Chiesa per il prossimo secolo. Vi si riaffermano con forza  principi morali immutabili. In questo documento però, che non impegna ufficialmente il magistero infallibile del Papa, si mette sullo stesso piano l’ aborto e l’eutanasia da un lato e gli anticoncezionali dall’ altro, quasi che la delittuosità morale di questi atteggiamenti sia identica. Una netta e incomprensibile chiusura quindi su questo fronte. Sull’ altro versante invece, quello più propriamente storico-scientifico, la Chiesa apre con delle ammissioni nuove: Galileo, Darwin, Inquisizione, antisemitismo.

Perchè questo diverso atteggiamento della Chiesa gerarchica ?

 11. Abbiamo appreso dalla Vita Cattolica e da altra stampa locale che Lei ha nel 1997 posto un deciso veto ad un convegno intitolato “ANCHE NOI SIAMO CHIESA” organizzato dal parroco di Zugliano, don Pierluigi Di Piazza. Tale convegno, che si poneva sulla scia di altri realizzati in Austria e Germania, avrebbe inteso affrontare alcuni problemi disciplinari e dottrinari della Chiesa cattolica. Ci vuole esprimere la sua posizione al riguardo?  

12. Torniamo infine in Carnia. Negli ultimi 13 anni sono stati effettuati  nell’ Ospedale di Tolmezzo circa 1281 aborti legali, tra l’indifferenza generale non solo della classe politica locale (prevalentemente cattolica) ma fors’anche tra gli stessi preti i quali o ignorano il dato o si sono inconsapevolmente adattati al clima generale. Come valuta questo pesante dato confrontandolo con la popolazione residente (40.000 anime) e con il calo demografico di 3500 persone avvenuto nello stesso periodo ?  

13. L’inizio del 1997 è stato segnato dalla ormai famosa lettera inviata da don Tarcisio Puntel (parroco di Treppo e Ligosullo ed ora anche di Paluzza) al Presidente della Regione FVG, lettera inviata l’11 gennaio 97. Anche lei conosce il testo di quella missiva, essendone stato il secondo destinatario. Da allora però, nulla si è concretamente mosso qui in Carnia, a parte le solite parole e promesse di circostanza, ribadite ad ogni occasione da diversi personaggi politici. Quale è il suo giudizio su quella lettera di don Tarcisio  e  sulle sue concrete proposte ( FISCO E VIABILITA’) per salvare la Carnia delle valli, quella vera cioè, da sicura desertificazione ?  

14. Un “Avviso Sacro” degli anni ‘50 (diffuso dalla gerarchia Cattolica, che scomunicava i comunisti ed i loro alleati) viene ritrovato da VTC-Treppo Carnico, che lo pubblica  sollevando legittimi interrogativi, ai quali nessuno risponde. Tale AVVISO suscita comunque scalpore e viene ripreso da una televisione nazionale che lo ripropone varie volte. Molti cittadini si sono chiesti: è cambiata la Chiesa o il comunismo italiano? O tutt’e due? Oggi in effetti assistiamo  un po’ sorpresi  a continui ammiccamenti e corteggiamenti della Chiesa nei confronti della intellighenzia di sinistra, quasi che la Chiesa vada cercando una legittimazione laica in un  mondo sempre più secolarizzato. Citiamo alcuni esempi: il duetto Tonini-Bertinotti  e Martini-D’Alema che si scambiano reciproci attestati di benemerenza; Giorgio Albertazzi, ateo e anticlericale dichiarato, che legge il vangelo nel Duomo di Udine alla vigilia di Natale 97; il filosofo marxista Massimo Cacciari che  intrattiene i cattolici sul tema biblico nel castello di Udine. Addirittura a Milano è stata istituita in Duomo la Cattedra dei NON CREDENTI  dove parlano solo i sedicenti atei. Pare insomma  che la Chiesa emargini  le proprie intelligenze a favore della cultura dominante  perché questo oggi crea visibilità.  

15. Immigrazione dal terzo mondo, immigrazione prevalentemente islamica. Tradizioni e religione importate, pericolose per possibili sincretismi e perdita di identità religiosa e sociale, che potrebbe concretizzarsi nel breve arco di un secolo. La solidarietà è infatti una cosa che è ben conosciuta al nostro popolo, l’ assistenzialismo e la demagogia politica a senso unico sono invece estranei al nostro sentire. Dopo la sventata minaccia ateista del comunismo, l’Occidente potrebbe essere presto sottoposto alla ben più cruciale minaccia TEISTA, l’islamismo. Quali le sue valutazioni.  

16. Si dice : Pochi preti, e spesso in altre faccende affacendati. Parrocchie sguarnite, diaconi ancora scarsi. In compenso coesistono moltissimi preti “dispensati” ( cioè  preti che si sono sposati, rinunciando al ministero sacerdotale). Perchè non affidare loro una DIACONIA ? Perché non disporre di questi “sacerdoti in eterno” per un diverso servizio all’interno della stessa Chiesa ? Inoltre vi sono tanti  cappellani militari il cui ruolo è venuto meno  negli ultimi tempi a causa delle profonde modifiche strutturali avvenute nell’ esercito italiano. Perché insomma non redistribuire e utilizzare queste risorse pastorali nel territorio maggiormente bisognoso ? 

A conclusione di questo primo e intenso colloquio con la Carnia, quale augurio intende rivolgere il vescovo Alfredo al popolo di Dio disperso sui monti e che si sta pericolosamente allontanando dalla Terra promessa, perchè abbandonato dagli uomini del potere e  forse trascurato dalla chiesa ufficiale ? 

PAROLE, PAROLE, COME CONVEGNI, CONVEGNI ! (int. 12)

Caro ...., ho letto la sua lettera a ... per ben tre volte: su "la Noste valade", su "la Vita Cattolica" con poco giustificabili omissioni, e nel testo integrale. Mi sento in dovere di esprimere alcune considerazioni, non dopo averle manifestato la mia solidarietà come compaesano prima e come Carnico poi, benché non necessario.
Innanzitutto ritengo che il destinatario della missiva, impossibilitato a risponderle o incapace di farlo, sia impropriamente da lei investito di un problema che non é suo, non lo capisce o non lo vuol capire, benché provenga da una zona che sembra per certi versi molti simile a quella nostra.
Anche lui, come quasi tutti gli altri, sono dove sono ed occupano certe posizioni, più che per meriti propri per singolari e fortuite coincidenze. Sicuramente lei ...., il suo senso della missione e della testimonianza lo vive in modo diverso dal Sig. ... o da...chi per lui... la Chiesa non può permettersi i turnover della politica! I politici parlano, promettono, progettano, magari incantano, ma alla fine nessuno li obbliga a farsi carico dei problemi della loro gente come fa lei e pochi altri suoi colleghi, o confratelli per modo di dire. Il Sig. ..., ne sono convinto, non é stato turbato dalla sua lettera, come credo, nemmeno il mons. ... o il mons. ..., benché la sua accorata lettera si sarebbe meritata una risposta non solo da ... in virtù di una "antica amicizia", ma se non dal Vescovo, dal direttore della Vita Cattolica, che pubblicando la sua lettera senza alcune precisazioni e senza compromettenti commenti sicuramente si é sentito con la coscienza a posto...
Per tornare agli argomenti della sua lettera, che affronta con lucidità i problemi fondamentali della nostra gente mi permetto soltanto di rilevare che se non riusciremo, in breve a trovare un minimo punto di partenza, un progetto minimo, cioé non globale, non generico, non di parte, non smetteremo di assistere "impotenti e rassegnati" alla agonia della nostra Carnia.
Per progetto minimo intendo: individuare quale é la cosa che si vuole, prioritariamente, e in quanti sono a volerla.
Quanti sono i progetti "minimi" e quanti sono pronti a sostenerli. Con che criteri si debbono formulare le priorità e su quali scelte fondarle?
Certo che le idee ci sono, ma se non riusciamo a farle condividere é come se le idee non ci fossero. Sarebbe come se mentre ora parliamo non ci fosse qualcuno all'ascolto!
Vale la pena, sicuramente, sottolineare i problemi della scuola, della strada, del commercio, del fisco ecc, sono tutti di grande impatto per la Carnia e poi ci aspettiamo le soluzioni da Trieste o da Roma, non usciremo mai dallo statu quo, dal normale, dall'accettato, perché ignorato. Secondo me bisogna trovare un diverso punto di partenza: non da ..., non da ..., non da ..., ma da quei Kamikaze che sono i sindaci, che per lo più inconsciamente si sono assunti delle responsabilità che vanno ben oltre la loro immaginazione.
... scriva una lettera ai Sindaci, a quelli più vicini, ai nostri comuni! Cominci a fare un ragionamento concreto con loro e vedrà che poi anche quelli di cui si parlava si muoveranno. Del resto sono convinto che un Sindaco sia pure di un comune piccolo come Ligosullo, ha più responsabilità ed incombenze di un consigliere regionale.

O capìs (int. 13)

O capìs che la cunvigne a sedi stade mitude in vo're de bande de diocesi di Udin, e che che' doicesi no veti competence des bandis dal Friu'l di sore'li a mont, ma o mi domandi l'istes ce mont ca si fa's a fa une cunvigne su la mont furlana lassant four lis vals e lis montagnis dal Friul ocidenta'l. Al si sares immò in timp a coregji il sbalio, magari coinvolgint ancje la nestre diocesi ( s'al gji interese alc da la mont di so' competence) o almancul cjapant drenti chei che ta cheste part di
mont a lavorin ogni dì.

1) Cara/e diocesi di Udine e Concordia/Pordenone: come mai la Diocesi di Udine organizza un convegno sulla montagna friulana e discrimina una parte di territorio (la montagna del Friuli Occidentale da non confondersi con la Valle Pordenonese del Noncello!!!) che è montagna come la restante?

2) Si è ancora in tempo per correggere il tiro magari coinvolgendo almeno qualche realtà di quest'area ( che non sia però l'inesistente provincia di PN od il dinosauro della Camera di Commercio, (enti che non vogliono avere assolutamente la benchè minima cognizione di causa sui problemi della montagna)?

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1) Invitare, almeno come ospiti:
· Aldo Colonnello, responsabile del Circolo Culturale Menocchio di Montereale Val Cellina Tel.0427 71979 oppure 0427 71775
· I sindaci dei Comuni dell'area montana del Friuli Occidentale ( I comuni sono 26 e se lo riterrete opportuno domani potrei spedirvi l'elenco dei nominativi e relativi indirizzi)
· Gli attuali responsabili dell'Agenzia di Sviluppo Montagna Leader (Tel. 0427 71775)
2) Invitare, i presidenti delle tre Comunità Montane attualmente esistenti ( anche di questi posso fornirVi i nominativi)

Se questa è la Carnia (int. 14)

Da uno studio recente della Università di Udine, diretto dal prof. Bruno Tellia e presentato ai preti di Carnia il 1° febbraio 1999, il 18% delle femmine e il 14% dei maschi è oggi disposto a trasferirsi altrove.

La fascia più consistente è quella che rappresenta i giovani dai 20 ai 30 anni: ben il 27 % di essi vorrebbe andarsene dalla Carnia e tra questi il 25 % sono  laureati e  diplomati.

La Chiesa non gode più di quella fiducia che un tempo aveva:

ben il 32% dei maschi ed il 27% delle femmine ha POCA O NESSUNA FIDUCIA NELLA CHIESA.

Tra i giovani di 18-30 anni, ben il 54 % NON HA FIDUCIA NELLA CHIESA, mentre tra le persone di 31-45 anni il 34% NON HA FIDUCIA nella Chiesa. Solo tra gli anziani (60-70 anni) vi è ancora fiducia nella Chiesa. Questo dato è assai significativo e indica come la Chiesa non sia più in grado di attirare i giovani o di interpretarne le esigenze. Una Chiesa insomma poco credibile e chiusa in se stessa, quasi fosse priva di quel vigore propulsivo presente solo pochi anni  fa. Una Chiesa che forse è diventata ambigua e poco trasparente sia nelle scelte pastorali che in quelle politiche, amando circondarsi solo da una certa categoria di persone e preferendo restare nell’ovile ILLUDENDOSI DI AVERE ANCORA 99 pecore, piuttosto che uscire alla ricerca di quella (o di quelle tante) perdute.  E’ evidente quindi il disorientamento dei giovani, in balia di televisioni e di mistificazioni ed alla ricerca di una guida o quantomeno di valori sicuri,  verso cui orientare la propria vita.

Ma anche i carabinieri e la Polizia riscuotono poca fiducia tra i carnici: sono solo il  15 %  coloro che ripongono molta fiducia nelle forze dell’ordine. Nell’Europa ha poi fiducia solo il 14 %. Nelle Forze Armate ha fiducia il 12 % , nella Scuola ha fiducia solo 12 %, nel Comune il 14%, nella Burocrazia il 7%, nella Regione FVG l’11%, nei Sindacati il 5%, nella Magistratura il 5%, nel Parlamento di Roma il 4,3 %, nei Giornali il 2 %.

Un quadro insomma certamente sconfortante e sconsolato che indica come i carnici siano ormai diventati disincantati e diffidenti verso il Potere inteso in tutte le sue sfaccettature, sia politico che religioso.

Un dato positivo emerge invece quando si tratta di VOLONTARIATO: allora ben il 26 % partecipa ad associazioni di volontariato ( ricreative, sportive, culturali, religiose ecc.) L’associazionismo meno frequentato è quello sindacale e politico, segno di quanta fiducia godano in loco queste due categorie.

Tra i carnici, l’ambiente di appartenenza di gran lunga più sentito è il Comune o la Frazione, seguito dalla Valle (14%) e dal Friuli ( 13%). Solo il 2% si sente di appartenere alla regione FVG, il 7% all’Italia e il 2 % all’Europa.

Altro dato sorprendente: ben il 25% delle famiglie carniche possiede un Personal Computer ed il 2,4 % è collegata con Internet. 

Il 40% delle famiglie ha 2 o più figli, il 32 % ha un solo figlio e ben il 15 % delle coppie è senza figli.

Vi sarebbero ancora molti altri interessanti dati riguardanti la Carnia del 2000, ma per il momento riteniamo di avere dato un significativo assaggio, soprattutto a coloro che si ostinano ancora a credere che la Carnia sia ancora e sempre folclore e fisarmonica.

La Carnia oggi, per fortuna, sta prendendo coscienza della propria situazione e soprattutto i giovani appaiono assai più critici e indipendenti dei loro padri e nonni.  

VORREI ANDARMENE DALLA CARNIA

Femmine  18 %
Maschi   14 %
Giovani (20-30 anni)  27 %
Laureati e diplomati  25  %

 

NON HO FIDUCIA NELLA CHIESA

Totale Femmine  27 %
Totale Maschi  32 %
Giovani (18-30 anni) 54 %
Adulti (31-45 anni) 34 %
Adulti ( 46-60 anni) 26 %
Anziani ( 60-70 anni) 17 %

FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI

Polizia- Carabinieri  15 %
Europa  14 %
Forze Armate  12 %
Scuola  12 %
Comune  14,8 %
Pubblica Amministrazione  7 %
Regione FVG  11 %
Sindacato  5 %
Magistratura  5 %
Parlamento  4,3 %
Giornali  2 % 

VOLONTARIATO

26 % partecipa attivamente 

 A CHI SENTI DI APPARTENERE ?

Comune  28 %
Frazione  26 %
Valle  14 %
Friuli  13 %
Italia  7 %
Regione FVG  2 %
Europa  2 % 

FAMIGLIE
40 % ha 2 o più figli
32 % ha 1 figlio
15 % senza figli

O ALCI I MIEI VOI VIERS LIS MONTAGNIS (int. 15)

Usance il salmist, ancje jo “o alci i miei vôi vieris lis montagnis” (121,1). Chês montagnis di ca e di là da l’aghe, de Cjargne, dal Cjanâl dal Fiêr e de Valcjanâl, des valadis dal Tôr e dal Natison che a son la nestre corone naturâl e la part plui biele e caraterizade de tiere e de civiltât furlane, al pont di podê dâur il non e la cualifiche di mari e di scune.

Poben, cheste mari e je malade di une malatie serie che e riscje di jessi mortâl e la scune e po tramudasi in tombe. La muart de mont e je la muart ancje de culine e dal plan. In ogni sens.

La malatie  de Cjargne, e di chês âtris parz, no je di vuè, ancje se vuè si le sint di plui pal fat che plui evidenz e preocupanz si son faz i siei segnâi dolorôs.  

No je nancje une di chês malatiis che Diu al mande e che si po dome pleâ il cjâf e domandâ la rassegnazion.

E je une malatie volude, provocade di une politiche, di une programazion, o di une mancjance di politiche e di programazion di une insensibilitât e otusitât che e scualifiche dutis lis fuarcis responsabilis, a ogni nivel e setôr  culturâl, sociâl, economic, politic, ministratîf e acje, parcè no?, religjos.

Il no vê savût e volût privilegjâ la part plui a riscjo, i ultims, inviestint o spindint e impegnansi a carat de disbigjunis e no dal numar dai votanz o dai fedêi, al è un autentic pecjat denant di Diu e de storie, un gjenocidi che si tramude in suicidi par duc’.

In chesc’ dîs, ancjemò une volte, si impiin i rifletôrs sun cheste part cjare e soferente de nestre regjon.

A clamânus a rifleti, a impegnâsi, a rompi la spirâl mortâl, al è il vescul di Udin e cun lui la glesie e lis fuarcis culturâls e politichis plui sensibilis.

La cunvigne di novembar e nas siguramentri di une intenzion laudabil. La cuistion però no jè di butà fûr un âtri document, un dai tanc’ che a scjadence fisse a vegnin consegnâz a la stampe e a lis bibliotechis.

La cuistion e je di dispeâ Lazar des fassis che j impedissin di movisi e di saltà fûr de scuretat dal sepulcri. O crot che al coventi un meracul e il meracul e àn di operâlu prin di dut e soredut la int des monz.

Fin che si fevele de int di mont o a la int di mont, si fâs retoriche.

Si à di dâj la peraule a la int, cun calme e passience, spietant magari plui timp, ma fasinju deventâ protagonisc’ e atôrs , plui che spetadôrs e scoltadôrs dai discors dai esperz. Parceche i prins esperz a son lôr, e no chei di Udin o di altrò. A proposit, parcè no vignino clamâz sistematicamentri i esperz  dal Sud Tirol, de Carintie e de la Slovenie, la che no an sassinade la mont come chi di nô?

La glesie e fâs ben a invidâ a la sensibilitât pai fradis plui bandonâz ma a vares ancje di dâ il bon esempli, di vê une “politiche” diferente e alternative. Robe che no dome no à mai vude ma che no mostre di vê nancje cumò. Se o lin a lei cemût ca son stâz tratâz i predis de Sclavanie dal vescul Rossi in ca, e ancje i predis e la int de Cjargne, plui che organizâ cunvignis o varessin di lâ a confessâsi e sparî. Fin che si gjave i predis di mont par furnî il plan e la sitât, no si à dirit di fevelâ.

La glesie si lamente che i politics no fasin la province de Cjargne. E jê parcè no fasie la diocesi di Zui, che e jè za, e un vicjariât pai slovens? E parcè fâsino la cunvigne a Tumiec, spieli dal faliment de politiche pe Cjargne, e no te glesie-mari di san Pieri? Ancje i simbui e i lûcs e àn la lôr impuartance.

La proposta evidenziata non è stata stampata dal settimanale diocesano che ha sponsorizzato il convegno sulla montagna.
PERCHÉ?

 

La retorica del “Grido muto”  (int. 16)

     Prosegue più che mai acceso il dibattito inerente al Convegno Diocesano sui problemi della montagna .Un Convegno a mio parere inutile come lo fu il precedente tenutosi a Tolmezzo nel gennaio 1987, per una serie di motivazioni, ne elenco alcune:

1)     Guardando come è stato strutturato questo Convegno c’è l’impressione che nulla parta dal basso, ma tutto sia invece calato o imposto dall’alto: eminenti sociologi, personaggi illustri e qualificati a parlare a proporre soluzioni, personaggi che nulla o quasi sanno delle realtà della Carnia se non per sentito dire, perché in Carnia non ci vivono.  

2)     I preti che quotidianamente vivono tra la gente e con essa condividono le grosse problematiche di questa terra e quindi veri conoscitori delle realtà, non sono neppure chiamati in causa. Forse per timore che parlassero dell’effettiva realtà carnica ? 

3)     Si è menzionato nei WORKSHOP (brutto termine per spiegare un incontro Dibattito, sa molto di globalizzazione), che qui in Carnia attualmente il quoziente di intelligenza e di cultura è minimo in quanto le menti in grado di formare la classe dirigente del futuro è emigrata altrove. E davvero qui il discorso potrebbe proseguire a lungo mettendo finalmente in chiaro le responsabilità di chi in questi ultimi 50 anni ha fatto si che ciò accadesse, una cosa però vorrei chiarire per sgombrare il campo da ulteriori mistificazioni, in Carnia ci sono persone di qualificato livello culturale, menti pronte e capaci, ma che purtroppo a causa delle loro potenzialità intellettive, vengono volutamente tenute ai margini in quanto una Carnia debole di poco peso fa comodo a molti. 

4)     “Ho udito un grido muto e profondo di una gente che si sente morire…  questo Convegno vuol dare voce a chi spesso non ha voce….” Così l’Arcivescovo Battisti nel suo messaggio in preparazione del convegno. Parole già sentite nel lontano 1987, rimaste forse nella mente di pochi come uno sbiadito ricordo. Non mi risulta affatto che negli incontri dibattito in corso si sia dato spazio a chi non ha voce; nei due minuti concessi per replicare, ben pochi sono riusciti ad esprimere il loro concetto, il tempo a disposizione in abbondanza invece era tutto a disposizione dei relatori di turno  

5)     Questo secondo convegno copia perfetta del precedente, dovrebbe fungere da stimolo per cercare di cambiare almeno in parte la situazione della Carnia, si ritorna così a parlare delle annose e irrisolte problematiche di questa terra: spopolamento, denatalità, viabilità, cultura, economia ecc.  Sono anni che noi in varie forme e in tutte le maniere lo andiamo dicendo, proponendo infinite soluzioni per risolvere queste tematiche; ma come voce che grida nel deserto siamo rimasti sempre inascoltati, criticati quando non osteggiati. Cosa che non succede a chi viene da fuori a fare la radiografia della Carnia  e sostiene tra l’altro che nonostante tutto qui non si sta proprio tanto male visto i risparmi bancari dei carnici, ignorando completamente che questi sono il frutto delle pensioni estere, non italiane, il che è tutto dire. Per questi motivi, ma ve ne sono anche di altri, temo fortemente che anche questo Convegno sarà solo “un pourparler” che lascia il tempo che trova.
     Di positivo (a mio modesto avviso) è che la chiesa udinese è fortemente convinta sull’istituzione della provincia della montagna.
     Ben venga a patto che Osoppo Gemona e Buia non ne facciano parte (perché  oltre a non essere montagna, sono zone fortemente industriali).
     Solo allora si riuscirà a vedere il vero reddito pro capite dei carnici che si eguaglia ai livelli meridionali; attualmente con la grande provincia di Udine questo particolare sfugge diluito nel grande calderone.
     Riguardo alla nomina di un Vicario Episcopale per la montagna questa decisione mi ha fortemente stupito, infatti fino a poco tempo fa era stata fortemente avversata nonostante le pressanti richieste dei preti di Carnia.
     Vista questa buona predisposizione della sede Arcivescovile di Udine sarebbe il massimo se si potesse avere anche la Diocesi della Montagna, (per inciso in meridione ve ne sono anche con soli 20.000 abitanti quindi si può fare).
     Sarebbe questa la chiara dimostrazione che l’Arcidiocesi di Udine vuole dare per prima l’esempio rinunciando a qualche cosa per amore del popolo che non ha voce.
     Diversamente tutti i Convegni, i dibattiti le relazioni illustri come già evidenziato resterebbero fine a se stessi.

 

IL NODO DI SALOMONE (int. 17)

Il nodo di Salomone con cui vengono siglati gli interventi su queste pagine ha significati ed origini molto antichi.
Figurativamente lo si potrebbe descrivere come un intreccio di due grossi cordoni chiusi ad anello, così combinati da non lasciare capire dove iniziano o dove finiscono, proprio come l'Eternità di cui diventa simbolo.
Nella leggenda sacra esprimeva il potere esorcizzante contro gli spiriti maligni.
E' tipico di Aquileia dove lo si può vedere nell'Aula Nord della Basilica, ma si trova anche a Grado, a Duino e a Ravenna nella basilica di Sant'Apollinare in Classe.
Il simbolismo di questo nodo ricopre anche alti aspetti della fede cristiana: le due nature di Cristo intimamente intrecciate in un'unica persona che vince il maligno.
Lo stesso nodo di Salomone è stato ricamato sulla casula "AQUILEIA 2000", confezionata a Villa Santina-Carnia per il Giubileo e messa in vendita a L. 1.300.000. Qui però il nodo di Salomone si alterna con uno più complesso formato da tre anelli chiusi che si intrecciano tra loro a simboleggiare la Santissima Trinità. Un tema molto frequente nel 4° secolo, periodo di Concili indetti per definire precisamente il rapporto tra le Tre Persone.
Davvero noi Friulani abbiamo una storia antica, troppo antica per poter essere dimenticata.


LA PROVINCIA DELLA MONTAGNA: PERCHE’? (int. 18)

Da oltre 13 anni andiamo inutilmente sostenendo la assoluta necessità della Provincia della Montagna. Solo una piena e visibile autonomia da Udine può dare finalmente alla Carnia quel peso specifico (politico e amministrativo) in grado di imprimere  una svolta decisiva alla sua attuale involuzione socio-economica. Oggi  più di qualcuno si è finalmente allineato sulle nostre posizioni, fino a ieri giudicate velleitarie e ingiustificate, quando non assurde. Perfino i comunisti (oggi DS) che fino a ieri accettavano a malincuore un “comprensorio” e osteggiavano duramente la provincia, oggi stranamente sostengono  proprio la “provincia”.

Oggi, anche molte associazioni e perfino l’ASSINDUSTRIA, chiedono la Provincia della Montagna, che sostituisca gli altri Enti locali sovracomunali a democrazia indiretta, come la pletorica Comunità Montana della Carnia, che ha ben 120 delegati NON eletti dal popolo, ma PROPOSTI dai partiti tramite i Consigli comunali. Solo i politici in servizio permanente effettivo, che sono sempre rimasti a galla sia prima che dopo Tangentopoli, si dicono contrari alla Provincia Autonoma a democrazia diretta, perché in questo caso non potrebbero più continuare a occupare posti di sottogoverrno o di parastato senza la sanzione popolare (in questo caso verrebbero irrimediabilmente messi alla porta!).

Ma perché la Carnia dovrebbe godere di questa AUTONOMIA AMMINISTRATIVA ?

Cercheremo di rispondere a questa centrale domanda con alcune considerazioni generali, ma assai concrete, che esemplificheremo con alcuni dati ignoti a molti:

REDDITO PRO CAPITE  DEI  28  COMUNI CARNICI

          Inferiore del   18% rispetto alla restante prov.
          Inferiore del   20% rispetto alla provincia di PN
          Inferiore del   34% rispetto alla provincia di GO
          Inferiore del   48% rispetto alla provincia di TS

Se poi disaggreghiamo il dato di Tolmezzo-città dalla Carnia vera delle Valli, il divario appare allora incolmabile con Paluzza, Ligosullo, Forni Avoltri, Rigolato e Paularo in caduta verticale. Volendo mantenere la Carnia aggregata alla Provincia di Udine, questi dati, tragicamente eloquenti, non verranno mai resi pubblici ma saranno risucchiati e diluiti all’interno della grande provincia di Udine e della regione FVG, statisticamente ritenuta tra le più ricche d’Italia. Ma andiamo avanti ancora:

          Prodotto Interno Lordo della Carnia

         1981     era del 2%   superiore alla media CEE
         1991     era del 10%   inferiore alla media CEE
         1997     era del 13%   inferiore alla media CEE

Da questi numeri appare chiaro il netto declino della produttività delle aziende della Carnia, la quale si pone tra le zone più emarginate della CEE. Certamente alla pari delle regioni meridionali dell’Italia, dove però è fiorentissimo il LAVORO NERO, pressoché sconosciuto qui da noi, e che genera occupazione e ricchezza senza che queste appaiano però nelle statistiche ufficiali, che tengono conto solo dei dati visibili. Vediamo ancora :

            TASSO  DI DISOCCUPAZIONE IN CARNIA

              REGIONE FVG    1996   :       6,5   % 

             CARNIA               1996   :      10,5   %

 Anche questa tabella indica che la disoccupazione in Carnia è maggiore del 50% rispetto alla restante regione FVG. Questo 10,5% di disoccupati è un dato reale, non certamente surrettiziamente gonfiato come in altre regioni italiane. Abbiamo cioè oltre 4000 VERI DISOCCUPATI in Carnia, per i quali non esiste neppure il lavoro nero, come altrove. Ancora                                                       

   RAPPORTO ABITANTI /DISOCCUPATI  1995

                                                           abitanti                         disoccupati

Provincia di UD

520.101

29.917

Provincia di PN

276.010

12.775

Provincia di GO

138.041

8.755

Provincia di TS

254.746

11.616

Anche qui appare il dato eclatante della provincia di Udine, dove sono nascosti i disoccupati carnici che fanno lievitare la disoccupazione della Provincia ben oltre la media regionale.

Occupiamoci infine di come viene sostenuto il CREDITO AGEVOLATO nella nostra Regione, analizzando le zone omogenee di intervento.  Ricordiamo che l’INTENSITA’ DELL’AIUTO AGEVOLATO viene espressa in ESL (cioè in  Equivalenti Sovvenzioni Lorde):

         C R E D I T O  A G E V O L A T O

AREA OBIETTIVO 2 ( TS, GO, Porto Nogaro)
         piccole imprese    42 %  Esl
         medie imprese      32 %  Esl
         grandi imprese      21 %  Esl

AREA OBIETTIVO 5 B ( Carnia e montagna friul.)

         piccole imprese    20 %  Esl
         medie imprese      7,5%  Esl
         grandi imprese       0      Esl 

AREA PIANURA FRIULANA

          piccole imprese    15 %  Esl
         medie imprese       7,5% Esl
         grandi imprese        0     Esl

Come si vede, per un qualsiasi imprenditore che debba individuare la zona dove collocare la sua impresa, esiste una sola scelta obbligata da compiere : prima TS e GO, poi la pianura e infine, se proprio proprio è un irrecuperabile disperato, la Carnia, DOVE IL CREDITO AGEVOLATO è pressoché analogo alla pianura. E questi criteri creditizi non li hanno certamente inventati marziani.

E’ chiaro che questo sistema non porta ad un riequilibrio interno sociale ed economico, ma accentua vieppiù le differenze, che sono già drammatiche, anche se per ora colpevolmente ignorate dalla stragrande maggioranza di chi vive in montagna, che si trastulla ancora con armoniche e liron, polente e frico.

QUOUSQUE TANDEM, ABUTERIS ITALIA PATIENTIA NOSTRA? Fino a quando è possibile dunque tollerare, in una regione così piccola come la nostra, differenze di reddito del 50 %, senza che NESSUNO SE NE PREOCCUPI? Solo la istituzione rapida della Provincia Autonoma, associata ad un immediato provvedimento legislativo di defiscalizzazione “erga omnes”,  riuscirà forse ad evitare il peggio: MA QUESTO LO DICEVAMO ANCHE 10 ANNI FA.

 

LA LETTERA DI UN PRETE DI CARNIA AL PRESIDENTE DELLA REGIONE FVG (int. 19)

(inviata il giorno 11 gennaio 1997 e pubblicata sul bollettino parrocchiale “La Noste Valade” di Treppo nel numero di marzo 199). Il presidente rispose genericamente a questa lettera il 7 maggio 1997) 

La riproponiamo per dimostrare come non sarebbe stato necessario un Convegno per capire quello che già si  è capito da tempo. Tra i tanti elementi  di meditazione nella lettera ritroviamo il tema del ‘grido muto’ colto dal già Vescovo Ausiliare P. Brollo e riproposto dall’Arcivescovo A. Battisti.

Non vogliamo pensare che sia aria fritta.

Nell’Epifania dell’ormai lontano 1987, il Clero della Carnia presentò un documento sui PROBLEMI SOCIO-ECONOMICI DELLA MONTAGNA, sottoscritto dall’ Arcivescovo di Udine, mons. Alfredo Battisti, e presentato dall’ allora Vescovo ausiliare e titolare di Zuglio, mons. Pietro Brollo.

Scriveva mons. Battisti :” ... abbiamo avvertito con sofferenza e preoccupazione lo stato di degrado socio-economico della zona montana della Carnia, Canal del Ferro, Valcanale, che provoca lo spopolamento di questa vasta porzione del Friuli, con la conseguente perdita di valori etnici, storici e culturali. Abbiamo perciò espresso sentimenti di solidarietà ai pastori e fedeli di questa zona, incoraggiandoli nell’ azione di richiamo e stimolo nei confronti di tutti coloro che, in qualunque modo, possono arrestare questo preoccupante fenomeno... Perciò la Chiesa che vive, crede, soffre e spera in Carnia e nelle zone di montagna, è tutta la Chiesa udinese che soffre il delicato e drammatico momento di emarginazione socio-economica”.

E mons. Brollo aggiungeva:” Così non ho potuto non cogliere un grido muto, ma profondo, di dolore e di sofferenza, proveniente da questa gente che si sente morire. Mi è così sembrato urgente unire anche la mia voce a quel grido  troppo soffocato per mancanza di forza e di canali adeguati per essere ascoltato... E’ tremendamente avvilente pensare alla prospettiva che i nostri paesi, resi semideserti, possano diventare  soltanto delle riserve, protette come la flora e la fauna, dentro un grande parco conservato e curato per chi viene a passarvi le ferie... Abbiamo sì genio, manualità e creatività, ma perchè esse partano con la valigia dell’ emigrante; abbiamo energia elettrica, ma per favorire altrove il lavoro; abbiamo strade e ferrovie, ma solo per essere attraversati più velocemente; abbiamo capitali, magari sudati all’ estero, ma solo per pagare le tasse di un denaro che viene investito altrove...”

Pareva, allora, che questo documento, che analizzava minuziosamente ogni aspetto socio-economico della Montagna (che rappresenta il 42,6 % della regione FVG e ben il 51,9 % della provincia di Udine) e ne suggeriva poi alcuni possibili rimedi, dovesse finalmente mettere in moto un vasto e articolato mutamento epocale per la Carnia e la Montagna friulana in generale; pareva che i politici, finalmente, avessero avvertito tutta la responsabilità e tutta la gravità della situazione, additata loro, con forza e determinazione, da quel clero che aveva scelto di porsi a fianco dei più emarginati e indifesi.

Un clero consapevole che “ la missione propria che Cristo  ha affidato alla Chiesa, non è di ordine politico, economico e sociale: il suo fine è di ordine religioso. Eppure proprio da questa missione religiosa scaturiscono  compiti, luce e forze  che possono contribuire a costruire e a consolidare la comunità degli uomini secondo la Legge divina” ( Gaudium et Spes, n 42). 

Da quel primo “grido muto, ma profondo, di dolore e di sofferenza” sono passati 10 anni, inutilmente.

La situazione odierna si è fatta, se possibile, peggiore di allora perchè il divario tra cittadini di serie A  e cittadini di serie B (quali sono quelli della Montagna) si è fatto ancora più ampio ed evidente.

A nulla sono valsi i vari progetti che si sono via via susseguiti in questi 10 lunghi anni : Progetto Montagna, Aree di Confine, Obiettivo 5 B, Agemont, Conver, Leader, Zone Montane e infiniti altri.

Sintetizzo solo alcuni aspetti:

SPOPOLAMENTO:

Vi è un lento e costante spopolamento dei paesi di montagna, dovuto in parte alla diffusa denatalità ma soprattutto alla nuova emigrazione, estera ( Europa, Africa, Russia) e interna ( concentrazione a Tolmezzo o a Udine, come chiaramente testimoniano i sodalizi DIMPECINS A UDIN oppure CJARGNEI IN FRIUL che la dicono lunga sul profondo sentimento di chi ha dovuto lasciare il proprio paese).

OCCUPAZIONE:

Contestualmente alla chiusura di importanti fabbriche sorte col PROGETTO MONTAGNA (come Plastibut o Lamplaz) si assiste al fallimento delle OCCHIALERIE  che dopo un iniziale e scoppiettante avvio, segnano il passo e chiudono alla chetichella, innescando un pericoloso pendolarismo extraregionale (Cadore), estremamente pesante sia fisicamente che psicologicamente. Un secondo pendolarismo trans-frontaliero con l’Austria rende pesantissimo (a causa della precaria viabilità) anche un lavoro leggero. Gli imprenditori esterni sono costretti a privilegiare le zone di GO e TS, ampiamente tutelate dai criteri UE, a svantaggio della Carnia equiparata alla pianura friulana.

VIABILITA’: 

Ogni temporale, ogni alluvione mette a nudo i guasti che l’ incuria pubblica ha provocato sulle strade di maggiore scorrimento, come quella della Val Degano e la 52 bis, che presentano in tantissimi punti situazioni di estrema pericolosità, cui si fa fronte estemporaneamente con soluzioni provvisorie e mai definitive. Le strade provinciali poi (come la Treppo-Ligosullo) attendono da anni una sitemazione adeguata, pur essendo stati a suo tempo stanziati i fondi necessari. La grande e moderna viabilità si è fermata a Tolmezzo, capoluogo sì della Carnia, ma non certamente “la” Carnia. Da lì verso nord, verso cioè “la” Carnia, le strade sono rimaste quelle di 50 anni fa, tutte pericolosamente a rischio e a lenta percorribilità.

IDROGEOLOGIA:

Le frequenti alluvioni hanno ormai messo in crisi  tutti gli alvei dei torrenti e dei fiumi, il cui letto non viene più scolmato da decenni ( salatissime multe invece per chi si azzarda ad asportare anche un solo sasso), con conseguente, pericoloso innalzamento del livello dell’ alveo che in alcuni tratti supera la sede stradale collaterale o addirittura i paesi prospicienti, come accade a Casteons di Paluzza. I fianchi dei monti, maggiormente quelli scistosi, presentano ormai amplissime ferite irrecuperabili, come sul tratto Treppo-Ligosullo, che possono provocare imminenti frane.

FISCO:

Il sistema fiscale diretto, identico a quello vigente nel resto del Paese, non prevede alcun tipo di sgravio per quegli aspetti di spesa aggiunta, causata dal più costoso vivere in montagna, che altre zone del Paese non conoscono. Il sistema fiscale indiretto poi penalizza addirittura il cittadino di montagna in vari modi : tassa indiretta sul maggiore freddo (gasolio), tassa indiretta sul pendolarismo lavorativo (benzina).

AGRICOLTURA E ALLEVAMENTO:

Sono pressochè scomparsi, a causa di una politica cosidetta ”comunitaria” che impedisce di produrre latte (le famose “quote latte”), che esige la partita IVA (L. 100mila)per il conferimento del latte alla latteria sociale, che pretende una igiene da cucina per le malghe ( quando nella vicina  Austria non sussistono simili obblighi), che paga per l’ abbattimento dei capi di bestiame  i cosidetti “premi”. Così i campi sono scomparsi, i prati sono incolti e la boscaglia lambisce i paesi.

ARTIGIANATO : 

Un tempo trainante, sta languendo sotto i colpi di maglio di un fisco impossibile. Moltissime ditte individuali hanno chiuso, non riuscendo più a sopportare le innumerevoli scadenze e i tantissimi balzelli di ogni genere.

SCUOLA:

Si stanno chiudendo ogni anno plessi scolastici per mancanza di bambini. Se questo può essere comprensibilmente accettato fino ad un certo punto (la scuola non può però essere considerata un’azienda di profitto), non è però accettabile che molti bambini abbiano dovuto essere trasportati nel plesso vicino, per lunghi periodi dell’anno scolastico, dai propri genitori  o nonni o conoscenti. Il turn-over dei professori, che evitano accuratamente le zone disagiate, riduce ogni anno la resa scolastica globale nelle scuole medie e superiori.

SANITA’:

L’ USL si è trasformata in Azienda, un ente di profitto dove i burocrati che “risparmiano”, effettuando tagli ai rami meno produttivi finanziariamente ( che sono solitamente quelli socialmente più utili e indispensabili) vengono gratificati con premi annuali di produzione. L’ Ospedale di rete di Tolmezzo è l’ unico in Regione privo della TAC, causa questa di un penoso pendolarismo sanitario verso Udine di malati anche comatosi. L’obiettivo aziendale della ASS n 3, per il 1997, è “la riduzione dei ricoveri ospedalieri”, con conseguenze facilmente immaginabili.

COMMERCIO :

Nei paesi più piccoli, sono rimasti ormai in pochi a tenere aperto il Bar o l’ Alimentare, che nel recente passato svolgevano anche un ruolo sociale di incontro e di aggregazione. L’inarrestabile proliferare di grandi centri di distribuzione a Tolmezzo e altrove, sorti senza una precisa ottica sociale ma sulla esclusiva base del profitto ( di chi ?), ha letteralmente strangolato i più deboli, costringendoli alla chiusura.

RAPPRESENTANZA POLITICA:

Non è stato solo il calo demografico a ridurre drasticamente la rappresentanza  consiliare regionale della Montagna ( da 5 consiglieri a 2) ma una precisa legge regionale (conosciuta come Legge Bulfone, socialista), approvata nell’ ultima legislatura di Biasutti, che ha penalizzato definitivamente la Carnia, rendendola orfana di un’ adeguata rappresentanza politica regionale. Oggi il peso specifico della Carnia è vicino allo zero, come ha ampiamente dimostrato la recente vicenda di Antonio Martini.

RELIGIOSITA’:

Vi è un progressivo raffreddamento della gente nei confronti della Chiesa, che si esprime con un netto calo della frequenza religiosa,  più esteriore che profondamente vissuta. La gente avverte la Chiesa lontana e indifferente ai reali problemi di oggi perchè ha forse identificato la Chiesa stessa con il potere.

 Questi sono solo alcuni dei punti di riflessione,  non certamente tutti nè tutti sono compiutamente espressi. Non è però possibile assistere impotenti e rassegnati al declino della Carnia, mâri dal Friûl, senza porsi domande. Non è possibile che tra livello ecclesiale e politico non corra un filo diretto che stimoli reciprocamente le diverse azioni.

Non è più possibile, nell’economia regionale, distribuire le risorse solo secondo il numero degli abitanti, e quindi dei voti, ma occorre rivalutare il ruolo e i costi  di chi sceglie di vivere ancora in montagna, nonostante tutto.  

Due sono, a mio modesto parere, le leve su cui agire per poter dare avvio ad una inversione di tendenza: la VIABILITA’ e il FISCO.

Attendere ancora potrebbe essere fatale, non solo per la Carnia delle valli.

In qualità di cittadino di Treppo Carnico e Ligosullo, tra i più piccoli e periferici comuni del FVG, sento il dovere civico e l’ impegno morale di tutelare la dignità dei miei concittadini di serie B.

In qualità di pastore di queste due parrocchie, avverto l’obbligo evangelico di stare dalla parte dei più deboli ed emarginati (socialmente, economicamente, politicamente), senza per questo venir meno alle mie responsabilità o al rispetto delle leggi.

Per questo voglio difendere la speranza del popolo che mi è stato affidato.

 

Premio fiscale (int. 20)

SE SI VUOLE SALVARE LA MONTAGNA, BISOGNA INTERVENIRE OLTRE CHE SULLA FILOSOFIA, ANCHE SULLA CULTURA, SULLA RELIGIONE...MA SOPRATTUTTO SULL'ECONOMIA.

UN APPRENDISTA, A TOLMEZZO (NON A UDINE) PORTA A CASA  £ 1.800.000;

A SUTRIO £ 1.000.000.

I POLITICI DELLA MONTAGNA PARLANO ALLA TV E SCRIVONO SUI GIORNALI PROMETTENDO E PROMUOVENDO SEMPRE NUOVI PROGETTI  (FINANZIATI DALLA CEE);

PROGETTI CHE RIMANGONO SULLA CARTA: FIUMI DI PAROLE!!

DIAMO UN PREMIO FISCALE A CHI DA' LAVORO E A CHI LAVORA IN MONTAGNA...

                                                ESPERIENZA PERSONALE

 

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