Un anno di guerra
Vita coi cosacchi
di Norina Canciani

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Norina Canciani, di Prato Carnico, ha solo 22 anni quando, nell’aprile 1944, decide di iniziare a scrivere il DIARIO di quei formidabili mesi su un quaderno, imitando così il padre che, durante la prima guerra mondiale, aveva tenuto anch’egli un aggiornatissimo DIARIO (tuttora inedito) della sua profuganza…

Norina però, quasi a compiere un impegnativo voto laico, promette di distruggere quel quadernetto non appena sarà terminata questa tristissima guerra e di disperderne le pagine nelle vorticose acque della Pesarina, che scava la valle di S. Canciano…

 

Oggi Norina ha quasi 80 anni, ha fatto solo la V elementare, è uscita illesa da quella lunga guerra, si è sposata, ha avuto due figlie, è rimasta vedova; ha letto tantissimo usufruendo della disponibilità di alcuni sciôrs del luogo, è diventata una nonna saggia e amata, ma… non ha adempiuto a quel laico voto di 50 anni fa.

Il DIARIO infatti, dopo una revisione editoriale, è stato recentemente pubblicato da lei stessa (fatto singolare e altamente significativo per una carnica di 80 anni!) e si presenta con la genuinità e l’immediatezza di quei prodotti tipici di Carnia: chiaro, semplice, a tratti disarmante ma sempre preciso e senza eufemismi e giri di parole.

Lo si legge d’un fiato; ti prende e ti coinvolge fin dalle prime pagine, fin da quel 1° marzo 1944, quando Norina si rivolge familiarmente al Clap che dovrà ascoltare i suoi solitari monologhi col DIARIO che sta per nascere.

Non ci sono premesse, non vi è alcuna preoccupazione letteraria o politica, non vi sono reticenze o ambiguità: la ragazza di 22 anni, che non ha compiuto studi letterari, scrive con la ingenua limpidezza delle trasparenti acque della Pesarina, lasciando sempre intravedere sul fondo i suoi pensieri, le sue ansie, le sue riflessioni.

I riferimenti precisi a determinati fatti accaduti anche nella valle contigua assumono qui un colore ed un sapore particolari, perché filtrati e fatti propri dalla giovanile sensibilità di una ragazza che non ha da dimostrare alcuna tesi precostituita, non ha da rivendicare alcun merito politico o militare, ma ha solo voglia di fissare su un pagina i fatti e le emozioni che ne derivano e che la turbano o la sconvolgono.

La lettura di queste pagine appare realmente una cronaca di fatti e avvenimenti realizzata in presa diretta, senza cioè intermediazioni o doppiaggi postumi falsificanti e falsificatori; il racconto, che si snoda giorno dopo giorno, non può essere soggetto a manipolazioni o a interessate censure: tutto si svolge e viene descritto con un naturale e quasi innato realismo che rifugge da ogni manierismo letterario o giornalistico.

Una storia che si dipana tra i piccoli fatti quotidiani (microstoria) e i grandi sommovimenti epocali (macrostoria), dove l’una e l’altra si intrecciano mirabilmente in una sintesi davvero unica, di immediata comprensione anche per il lettore più duro e meno allenato.

Chi oggi ha più di 70 anni, leggendo queste pagine del DIARIO di Norina, potrà rivivere in maniera soggettivamente intensa e coinvolgente, quei mesi drammatici e tragicamente indimenticabili, rivedendo come in una lunga sequenza di immagini un vecchio film corroso dal tempo e dimenticato in un magazzino, di cui si era persa ogni traccia; Norina lo ha ripescato, lo ha ripulito, ne ha focalizzato alcuni fotogrammi e lo ha riproposto dalla sua angolatura, che non indugia sui grandi spazi temporali o sugli attori protagonisti o sui divi della storia, ma si sofferma sulle comparse, sugli attori non protagonisti, sui particolari che testimoniano le piccole ma non per questo meno importanti tragedie personali e familiari.

Coloro che non hanno vissuto la tragedia di quegli anni, vi troveranno invece la puntuale cronaca di una Carnia allo sbando, dove non vi era alcuna certezza, dove tutto era aleatorio e dove il provvisorio era diventato definitivo. Non si trovano i tanti luoghi comuni di tanta storiografia ufficiale né alcun intento pedagogico, né alcuna dimostrazione socio-politica. Tutto è sorprendentemente chiaro e perciò non sussiste alcuna necessità di glosse o di note a piè pagina.

I ragazzini delle scuole lo dovrebbero adottare non solo come testo di lettura ma anche e soprattutto con testimonianza di vita e di impegno civile.

Il lettore, quando arriverà all’ 8 maggio 1945, ultima pagina del DIARIO, si accorgerà forse che la storia ufficiale non coincide a volte con quella reale vissuta dai protagonisti.

 

Grazie none Norine par veinus dât chest diari di une Cjargne chi no conoscevin!

 

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