CJALÂSI – SCJÈLAS

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Due autori in un libro o, se volete, un libro per due autori. Un libro particolare indubbiamente, che si legge per diritto e per rovescio; due copertine, due indici, due filoni, due sensibilità, due modi diversi di rappresentare la medesima realtà e anche, infine, due personalità assai dissimili, unite solamente dalla magia poetica che avvince e soggioga chiunque si avvicini a Calliope e Tersicore…

I due autori-poeti sono:

Luigi Dereatti di Piano d’Arta e Celestino Vezzi di Cercivento, entrambi veterani in campo lirico (in rigoroso idioma carnico) ed entrambi già noti in Carnia non solo per precedenti pubblicazioni ma anche (soprattutto) per l’impegno culturale da essi profuso in vari settori, non ultimo quello cinematografico-amatoriale (vedi il video-film DESIDERI DAL SABIDE SERE, tratto dall’ omonimo dramma di Luigi Candoni, che tanto successo ebbe alla sua presentazione nel 1999).

Questa raccolta di poesie in lingua friulana, composta a quattro mani, testimonia innanzitutto il loro pertinace attaccamento alla lingua madre, che entrambi sanno utilizzare in maniera convincente e senza forzature, preferendo la koinè quotidiana e locale piuttosto che quella raffinata o ricercata (ma forse poco convincente) di altri autori.

I temi presenti in questi componimenti sono per entrambi gli autori quelli cari ai carnici stanziali: la tradizione, la natura, il lavoro, la fatica del vivere quotidiano, l’amore filiale, i vecchi

Pur partendo però dai medesimi soggetti ispiratori, i due autori si differenziano via via per la diversa maniera di evocarli e di trattarli: Dereatti appare limpido, semplice, quasi francescano nel suo verseggiare; Vezzi costruisce un verso più forte, più lavorato, in un certo senso quasi più sofferto. L’ingenuo candore di Dereatti è nettamente contrapposto alla grintosa legnosità del verso di Vezzi; non caso le stesse copertine scelte (freudianamente?) dai due autori, rispecchiamo fedelmente l’animo di ciascuno: arioso e leggero il primo, aggressivo e scaglioso il secondo.

Anche l’impegno etico-civile è patrimonio di entrambi: ma mentre in Dereatti questo impegno affiora in maniera soave e quasi casuale, occhieggiando ora qua ora là (No sta lâ di chê bande) senza rimproveri o tirate d’orecchi, la cifra dell’impegno civile (politico?) di Vezzi è assai più evidente e palese, prorompendo a tratti come un torrente in piena (Cjavai di Troe cjargnei)…

Il lirismo di entrambi è però la caratteristica maggiore che dà unità a questa antologia poetica che lascia sempre trasparire, ad ogni verso, quella struggente nostalgia per un passato che non potrà più tornare.

Ma, anzichè scivolare sulla sdrucciolevole china dei laudatores temporis acti, Dereatti e Vezzi sono ancora capaci di evocare e di additare la Carnia di ieri alla società di oggi, dimentica ormai, oltre che del recente passato, anche di sé stessa, avendo quasi ormai perso ogni aggancio con le proprie radici...

Da segnalare l’introduzione critica di Fulvio Castellani che, per ognuno dei due autori, traccia un preciso e puntuale profilo poetico ed umano.

Efficace la scelta iconografica (foto a colori e in b/n eseguite dal versatile Dereatti) che correda questo testo di poesie ed ottima (e originalissima) la veste tipografica con la quale si presenta.

Il libro può essere richiesto a: Associazione Culturale Luigi Candoni, 33022 Arta Terme.

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